L’ordine dei roditori e l’ampia distribuzione
Nella classificazione dei Mammiferi, ci si riferisce ai Roditori come la divisione con il numero più grande di diverse specie. L’ultima analisi tassonomica rivela che il 42% delle specie riconosciute di Mammiferi rientra in questo ordine, che include 2.277 specie divise in cinque subordini e 33 raggruppamenti familiari.
Lo studio sui fossili indica che l’insorgenza dei Roditori può essere tracciata al Paleocene o all’Eocene inferiore, circa 60 a 55 milioni di anni fa. L’Asia centrale durante il Paleocene è considerata il luogo di origine di questi animali, che è il periodo in cui è probabilmente esistito il predecessore comune a tutte le specie di Roditori ancora esistenti. Tuttavia, non vi è un accordo unanime sulla precisa identificazione di tale antenato.
L’ordine dei roditori, Diversità e Diffusione
Con una distribuzione praticamente globale, l’ordine dei Roditori è immensamente riuscito. Questi animali hanno colonizzato la maggior parte delle terre emerse della Terra, occupando una vasta

gamma di habitat diversi, dall’ambiente arido del deserto alle foreste umide e pluviali. Si possono trovare Roditori ovunque, dalle zone umide agli altipiani, dagli ecosistemi agricoli agli ambienti metropolitani. Molti di loro hanno sviluppato adattamenti specifici per sopravvivere in condizioni molto specifiche, come specie che conducono una vita principalmente scavatore o acquatica, fino ad alcuni che sono in grado di muoversi da un albero all’altro con volo planato, come gli scoiattoli volanti.
Adattamenti di Forma nei Roditori
Non è raro trovare adattamenti morfologici estremi tra le specie di Roditori. Ad esempio, gli scoiattoli volanti eurasiatici (gen. Pteromys) e nordamericani (gen. Glaucomys) possono volare da un albero all’altro grazie alla presenza di una membrana di pelle chiamata patagio, che collega i polsi alle caviglie.
Il Myocastor coypus, comunemente chiamato Nutria, offre esempi impressionanti di come la natura ha adattato gli animali al loro ambiente. Questo roditore è dotato di membrana interdigitale nei piedi, occhi e narici ubicati strategicamente in alto sulla testa che gli consentono di superare i rigori della vita acquatica. La Nutria ha anche la capacità di chiudere le narici a valvola e isolare la bocca con le labbra, ancorandosi dietro gli incisivi.
L’Anatomia Speciale della Mamma Nutria
Inoltre, colpiscono i capezzoli posizionati sui lati del corpo della mamma Nutria, un accorgimento innovativo che consente di alimentare i cuccioli anche quando si dimenano in acqua. C’è una incredibile diversità negli animali fossori, con alcune specie come le arvicole con un timone della coda più corto e orecchie ridotte, mentre altre come il Ratto talpa glabro (Heterocephalus glaber), mostrano uno statuto di assoluta assenza di pelo.
Ci sono specie, in particolare in Sud America, che hanno acquisito caratteristiche morfologiche e comportamenti simili a quelli di specie lontane sulla scala evolutiva, illustrando superbamente come la natura occupi le nicchie disponibili. Si osserva una gamma di tali analogie come, per esempio, la somiglianza tra i Redneri e gli ippopotami, conigli o antilopi. Essi rappresentano una prova vivente dell’ampiezza dell’adattabilità.
E nessuna panoramica sarebbe completa senza sottolineare l’enorme varietà di dimensioni nell’ambito dei roditori. Le specie di roditori possono variare da pochi grammi, come il minuscolo Topolino delle risaie (Micromys minutus), fino a raggiungere il peso del massivo Capibara (Hydrochaeris hydrochaeris), un roditore sudamericano che può pesare mediamente 50 kg e raggiungere fino a 66 kg.
Distinzione chiave dei Roditori: la Dentatura
La caratteristica principale che differenzia i roditori da altri mammiferi è la loro dentatura unica. Come suggerisce la loro stessa denominazione, derivata dal verbo latino “rodere”, i roditori si identificano per l’assenza di canini e di alcuni denti molari.
In tutti i Roditori si nota la presenza di una singolare intercapedine tra incisivi e molari, nota come diastema. Questa struttura dentale ha un ruolo cruciale per questi animali, dato che consente loro di stringere le labbra dietro gli incisivi quando mordono o masticano materiali non edibili, impedendo in tal modo l’ingresso di pezzi o frammenti nel cavo boccale.
Per quei roditori che abitano gli ambienti acquatici, come il Castoro, la Nutria o l’Ondatra, il diastema conferisce un ulteriore beneficio. Questo rappresenta la possibilità di rosicchiare ed erodere materiali subacquei, impedendo allo stesso tempo l’entrata di acqua nel cavo orale e nell’esofago.
Differenze Dentarie tra Roditori e Lagomorfi
Ancora, i roditori sono dotati di una coppia di incisivi per ogni arcata mascellare, che li rende
differenti dai Lagomorfi, specie a cui appartengono lepri e conigli. Questi ultimi presentano due coppie di incisivi nell’arcata superiore, con una coppia anteriore più pronunciata e una più piccola strettamente adiacente, ed una singola coppia nella mandibola.
Un’ulteriore peculiarità specifica dei roditori, con l’eccezione dei Lagomorfi, risiede nella crescita costante dei loro incisivi, che continua per tutta la durata della loro vita. Per questa ragione, i roditori devono continuamente limare gli incisivi per mantenerne una dimensione funzionale. Questa limatura avviene durante le attività quotidiane, e grazie all’usura generata dall’attrito tra incisivi superiori e inferiori.
L’importanza di questa pratica di auto-limatura è dimostrata dal fatto che, nei roditori in cui un dente di una coppia non è perfettamente allineato con il suo corrispondente della coppia opposta, può verificarsi un eccessiva crescita del dente, fino a perforare il palato o la parte bassa della bocca, o comunque a ostacolare la corretta chiusura della bocca.
La particolarità dei denti nei Roditori
Il segmento terminale dei denti dei Roditori è di configurazione simile a un intagliatore, una peculiarità derivante dalla presenza di una sottile pellicola di smalto estremamente duro che ne riveste esclusivamente la parte frontale. Al contrario, la regione posteriore è composta da dentina, materiale significativamente più morbido. Questo attributo garantisce una variazione nella resistenza tra l’area anteriore e quella posteriore del dente, rendendo quest’ultima più soggetta ad erosione.
Il conteggio dentale tra i Roditori varia enormemente. Ad esempio, nelle specie presenti in Italia, si parte da un minimo di 16 denti nei topi, ratti e arvicole, arrivando fino a un massimo di 22 denti negli scoiattoli. Ma ci sono eccezioni, come l’Heliofobius argentocinereus, un’istrice africano, che ne ha 28. I Miomorfi sono completamente privi di premolari, mentre gli Istricomorfi e Sóuromorri presentano da uno a due paia di premolari per mandibola.
Le eccezioni e le diversità tra i molari nelle specie di Roditori
Con poche deviazioni, i molari si manifestano in tre coppie per arcata e possono variare in base alla dieta dell’animale. Le specie con una tendenza più erbivora, come le arvicole, presentano molari ad alta corona, chiamati ipsodonti, solitamente senza radice, con una crescita ininterrotta e soggetti a degradazione rapida, principalmente a causa dei cristalli di silicio nelle parti verdi delle piante. Al contrario, specie con dieti più onnivore, come topi, ratti, ghiri e scoiattoli, possiedono molari a basso profilo con crescita limitata e radicati, noti come brachiodonti.
Classificazione dei Roditori
Esistono due paradigmi predominanti riguardanti la subclassificazione dei Roditori. Una prima divisione tradizionale, formulata intorno alla metà del XIX secolo, è incentrata sulla struttura del massetere. Questo muscolo, il più vitale per la chiusura delle mandibole e per il movimento in avanti della mandibola inferiore rispetto a quella superiore, consente la tipica e potente azione di morso dei Roditori.
La formazione di denti autoaffilanti di un roditore e il corrispondente fenomeno di erosione è qualcosa di singolare. La massa dei suddetti denti è divisa in tre regioni: superficiale, laterale ed interna. A seconda delle specie, la forma del muscolo varia, contribuendo a differenti forme craniali. Questa diversificazione ha portato alla classificazione dei roditori in tre sottordini: Sciurumorfi, Myomorfi e Istricomorfi, distinzione che continua ad essere applicata per la classificazione odierna dei roditori.

Specificità della conformazione dei Sciurumorfi
Questo sottordine abbraccia roditori quali scoiattoli e marmotte, la cui struttura muscolare dentale è considerata primitiva tra i roditori. In queste specie, l’interiore del massetere è piuttosto limitato, e gestisce unicamente la chiusura della mandibola, mentre il massetere superficiale si estende avanti verso l’occhio, dall’arco mandibolare posteriore alla punta del muso.
Riscontriamo notevoli cambiamenti nella muscolatura di roditori appartenenti ai Myomorfi. In queste specie – tra cui topi, ratti e arvicole – il massetere superficiale e quello interno sono posizionati più avanti e sono significativamente sviluppati. Entrambi i muscoli assumono un ruolo cruciale in questa evoluzione.
Nel contesto dell’anatomia, l’indice della mandibola attraversa l’orbita oculare, sfociando sul muso. Per gli Istricomorfi, il massetere esterno appare abbastanza limitato, funziona essenzialmente per ottenere la chiusura delle mascelle. L’ampiamente sviluppato massetere interno parte dalla zona centrale della mandibola inferiore, raggiunge il muso attraversando l’apertura esistente nell’arcata zigomatica.
Classificazione dei Roditori del XIX secolo
Alla fine del 1800, la fusione della classificazione basata sulla struttura del massetere con quella della morfologia mandibolare ha portato alla suddivisione dei roditori in due unici sottordini, specificatamente gli Sciurognati e gli Istricognati. I primi contenevano le specie appartenenti ai precedenti sottordini degli Sciurimorfi e dei Miomorfi, mentre le specie precedentemente attribuite agli Istricomorfi erano incluse nel secondo. Nonostante le molte modifiche, entrambi i paradigmi sono ancora utilizzati oggi nelle varie revisioni tassonomiche. Le più recenti sono state quelle di Nowak, che prende in considerazione il secondo criterio, e di Carleton & Musser, che si basa sul primo.
Incisivi dei Roditori e varietà di denti
Inoltre, gli incisivi dei roditori mostrano la loro estremità in forma di scalpello, dovuta al fatto che sono rivestiti da uno strato spesso di smalto duro sulla parte frontale, mentre la parte posteriore è coperta da dentina, un materiale molto più morbido. Questa particolarità rende la parte anteriore del dente più resistente e porta a un maggiore consumo della sua parte posteriore.
I roditori esibiscono un’ampia varietà nel numero dei loro denti, tra le specie italiane il numero oscilla tra un minimo di 16 nei topi, ratti ed arvicole e un’estratto massimo di 22 nei conigli. Ci sono, ovviamente, alcune eccezioni, come il roditore africano Heliophobius argenteocinereus, che presenta 28 denti.
Elementi Dentari dei Roditori
Generalmente, esiste un paio o due di ciuicmorfì per ciascuna mascella. Con rare eccezioni, ogni curva della mandibola può vantare di possedere tre gruppi di molari, il tipo dei quali è

variabile in base alla dieta delle diverse specie. Le arvicole, ad esempio, che sono i più inclini a diete basate su erbe, possiedono molari dall’alta corona, noti come ipsodonti. Questi in linea di massima non hanno radici, sono in costante crescita e soggetti ad una rapida usura, principalmente a causa dei cristalli di silicio presenti nella componente verde delle piante.
Altri roditori, come topi, ratti, ghiri e scoiattoli, i cui regimi alimentari sono ampiamente onnivori, mostrano molari con profilo basso, crescita limitata, radicati nel cavo orale, e sono noti come brachiodonti.
Classificazione dei Roditori
Se parliamo di suddivisione dei Roditori in sottordini, ci sono due principali modi di classificazione. Il primo, più tradizionale, risale alla metà del XIX secolo ed è basato sulla struttura del massetere. Questo muscolo principale è responsabile della chiusura delle mandibole e dello spostamento in avanti della mandibola inferiore rispetto a quella superiore. Ciò consente l’azione tipica e potente di roditura.
Guardando ai Soricidi, spesso chiamati “toporagni“, pur essendo membri di un ordine diverso, mostrano una morfologia esterna che potrebbe ricordare quella dei Roditori Muridi. Questi ultimi sono facilmente confusi, specialmente da individui meno esperti.
Un’osservazione laterale della regione anteriore e superiore del cranio di un roditore, come un riccio, e di un lagomorfo, come un coniglio, rivela la presenza di due serie di incisivi nell’arcata dentale. Notiamo un primo gruppo di incisivi più grandi, e subito dietro, intimamente legato al primo, un secondo gruppo più piccolo. Queste due unità compongono un unico piano dentale.
Il loro particolare processo di usura e l’unico fenomeno di auto-affilamento dei denti sono straordinariamente singolari.
Diversità Strutturale nei Roditori: Un Approfondimento
In termini di dimensioni, il massetere – suddiviso in superficiale, laterale e interno – è un muscolo notevolmente ampio. La struttura e la conformazione variano notevolmente a seconda della specie animale, dando origine a una moltitudine di forme craniche. Questo fattore consente la divisione dei Roditori in tre sottordini, ossia gli Sciuromorfi, i Miomorfi ed gli Istricomorfi, classificazione di riferimento che rimane valida oggi.
Sciuromorfi: la Configurazione Muscolare Primitiva
Gli Sciuromorfi includono specie quali scoiattoli e marmotte, i quali mostrano una conformazione muscolare vista come la più arcaica tra i roditori. In queste creature, il massetere interno è abbastanza breve e contribuisce unicamente alla chiusura delle mascelle. Al contrario, il massetere superficiale si estende anteriormente, partendo dalla parte posteriore della mandibola inferiore fino a raggiungere il muso.
Miomorfi: L’Evoluzione della Muscolatura
Nei Miomorfi, sottordine che include topi, ratti ed arvicole, si riscontra un’evoluzione significativa nella struttura dei muscoli. In queste specie, sia il massetere superficiale che quello interno si trovano in posizione avanzata. Entrambi i muscoli sono ben sviluppati. Il massetere interno, attraversando un’apertura, raggiunge l’orbita oculare e prosegue fino al muso.

Istricomorfi: L’Adattamento Muscolare
Negli Istricomorfi, il massetere superficiale è notevolmente ridimensionato e interviene esclusivamente nella chiusura delle mascelle. Al contrario, il massetere interno, partendo dal centro della mandibola inferiore, attraversa una cavità nell’arcata zigomatica e raggiunge il muso.
Classificazione dei Roditori: Un Cambiamento di Prospettiva
Alla fine del XIX secolo, l’adozione di criteri di classificazione basati sia sulla morfologia del massetere che su quella mandibolare ha portato alla definizione di due soli sottordini di roditori: i Sciurognati ed gli Istricognati. Il primo sottordine include specie precedentemente assegnate agli Sciuromorfi e ai Miomorfi, mentre il secondo raggruppa le specie precedentemente classificate come Istricomorfi.
Classificazione dei Roditori
Nonostante le molteplici differenze, due modelli di classificazione tassonomica dei roditori rimangono saldamente radicati anche ai giorni nostri. Rigorosi aggiornamenti sono stati effettuati nel 1999, con particolare attenzione al secondo modello, e nel 2005, che si sono invece focalizzati sul primo, che sarà anche l’approccio qui adottato. Questa tipologia di classificazione risulta differire profondamente da quella originariamente presentata.
Con questa metodologia di suddivisione, è possibile distinguere i Roditori in cinque sottocategorie:
- Sciuromorfi, con 307 specie, inclusi scoiattoli e marmotte, dove è collocata la famiglia dei Gliridi, precedentemente parte dei Miomorfi;
- Castorimorfi, con 102 specie, tra le quali troviamo i castori;
- Miomorfi, con 1569 specie, che includono ratti, topi ed altro;
- Anomaluromorfi, con 9 specie, tutte originarie dall’Africa;
- Istricomorfi, con 290 specie, comprendenti istrici, nutrie e cavie.
Futura Evoluzione Tassonomica
Il valore dei sottordini dei Castorimorfi e degli Anomalauromorfi è tuttavia considerato incerto, e le ricerche filogenetiche future potrebbero modificare ulteriormente questa classificazione, inglobandoli in uno dei restanti tre sottordini.
L’evidente corrispondenza di certi aspetti della morfologia dentale tra Roditori e Lagomorfi ha portato storicamente a considerarli parte dello stesso ordine, i Gliri, rispettivamente nei sottordini dei Simplicidentati e dei Duplicidentati. Sebbene i due gruppi siano ora ritenuti distinti, ancora raccolti per un periodo nel superordine dei Gliri, l’idea diffusa è che condividano un legame filogenetico stretto, un’ipotesi supportata sia da ricerche morfologiche che di biologia molecolare.
Aspetti della Riproduzione nei Roditori
Risulta estremamente complesso sintetizzare le peculiarità riproduttive di un ordine tanto ampio e diversificato come quello dei Roditori. Presentano infatti un ampio spettro di caratteristiche, che si riflettono in strategie sessuali multiformi. Molte delle specie di roditori adottano un sistema riproduttivo basato sulla poligamia, cioè con maschi che si accoppiano con più femmine, o sulla promiscuità, con entrambi i sessi che tendono ad avere più partner dell’altro sesso. La monogamia, sistema riproduttivo che prevede la formazione di coppie fisse, è al contrario piuttosto inusuale e si riscontra in poche specie. Sistema riproduttivo monogamico è stato documentato per l’istrice, la Marmotta e l’Arvicola terrestre. Tra specie filogeneticamente molto simili, il sistema riproduttivo può variare significativamente. Questo è il caso di alcune arvicole americane del genere Microtus: M. ochrogaster è monogama, mentre una specie affine, M. pennsylvanicus, è poligama.
Tattica Anti-Predatoria nei Roditori:
Le evidenze suggeriscono un drastico taglio dell’impulso riproduttivo nella Arvicola rossastra e nella

Arvicola agreste quando queste si trovano in presenza dell’aroma dell’urina del Mustelidi. Questo adattamento verrebbe interpretato come una misura difensiva, suggerendo che le femmine in fase di procreazione hanno una probabilità minori di eludere i predatori rispetto a quelle non in fase riproduttiva.
Percezione Sensoriale e Strumenti di Orientamento nei Roditori:
Di tutte le cinque percezioni sensoriali, i roditori mostrano un notevole sviluppo in quattro di queste. Tuttavia, la vista risulta essere l’eccezione con una relativa debolezza percepita. La prova di ciò risiede nel fatto che topi e ratti non vedenti riescono a prevalere anche in un ambiente selvaggio. I roditori mostrano una sensibilità limitata per i colori, probabilmente percepiscono solo varie sfumature di grigio, ma mostrano una grande sensibilità alla luce e ai cambiamenti improvvisi di luminosità, echeggiando anche una buona capacità di riconoscere le forme.
La disposizione degli occhi sui lati della testa, invece che sul fronte, offre ai roditori una visione periferica efficace, ma una limitata percezione di profondità, determinando quindi un campo di vista ampio ma una profondità di campo non ottimale.
L’Importanza degli altri Sensi nei Roditori:
Al contrario, i rimanenti sensi sono straordinariamente sviluppati, con l’olfatto che spicca per la sua finezza. I roditori identificano le sorgenti di cibo in base al loro aroma, anche se queste sono a una certa distanza. Per illustrare, il ratto selvaggio utilizza il suo affinato senso dell’olfatto per individuare i semi nascosti nel terreno.
L’olfatto riveste una significativa funzione anche nelle interazioni sociali dei roditori. Attraverso questo senso, sono in grado di rilevare i feromoni, che sono sostanze chimiche odorose che stimolano una reazione in un altro individuo della stessa specie. Un esempio di ciò è che i topi maschi attaccano altri maschi che invadono il loro territorio, ma non le femmine. Infatti, è stato rivelato che l’aggressività dei ratti maschi è fortemente influenzata dalla presenza di ormoni sessuali come il testosterone, e si manifesta principalmente nei confronti di potenziali rivali per il dominio del territorio o per l’accoppiamento.
Interazioni tra specie e l’efficiente ruolo dell’odore
Applicando urina di femmine su maschi si può moderare l’aggressività tra questi. D’altro lato, le femmine che vengono asperse con urina maschile divengono soggette ad un incremento delle aggressioni. Come discusso in precedenza, anche l’odore dell’urina di specie differenti può scatenare comportamenti specifici. È risaputo che molte creature presentano una paura innata del liquido corporeo dei loro predatori. Questo dato ha guidato alla creazione e sperimentazione di sostanze repellenti artificiali che mimano l’odore dell’urina dei maggiori nemici di alcuni Roditori.
La sofisticata percezione uditoria nei Roditori
Ciò che caratterizza questo gruppo animale è un avanzato senso dell’udito. La maggioranza di essi possiede la capacità di produrre e percepire ultrasuoni, ovvero suoni con una frequenza che supera quella percepibile per l’uomo, i quali limiti si attestano intorno ai 20 Khz. In particolare, i ratti possono captare suoni con frequenze sino a 100 Khz, mentre nei topi il limite è di 90 Khz. Queste emissioni acustiche rivestono un ruolo chiave nella comunicazione tra membri dell’interspecificità, in particolar modo nelle situazioni di conflitto, nel processo riproduttivo e nella cura della prole. Esiste inoltre l’ipotesi che i ratti facciano ricorso agli ultrasuoni per un senso chiamato ecolocalizzazione, un sistema di rilevamento analogo a quello impiegato dai pipistrelli per la localizzazione di ostacoli o prede. Questi studi hanno condotto alla progettazione di apparecchiature a ultrasuoni per l’allontanamento e il controllo dei roditori in ambiti urbani; tuttavia, la loro efficacia non ha portato ancora a conclusioni definitive. Inoltre, è proprio il senso dell’udito ad avere il compito cruciale di localizzare i predatori.
Il gusto: un sensore sviluppato nei Roditori
Il senso del gusto è molto sviluppato nei Roditori. È importante notare che la sua comprensione dettagliata riveste un’importanza significativa applicata per l’individuazione.
Prelibatezze alimentari vengono adoperate selettivamente per le specie ravvicinabili ad un problema, allo scopo di integrarle nella costruzione di trappole rodenticide con lo scopo di incrementare l’efficacia delle operazioni di eradicazione. A ragion di necessità di accrescere la sicurezza delle trappole rodenticide, è venuta spinta la ricerca di componenti capaci di rendere sgradevoli al palato umano o degli animali non-bersaglio, l’assunzione di tali esche, ponendo però attenzione affinché queste non vengano captate dai Roditori.
I sensi del tatto nei Roditori: I baffi
Le vibrisse, in pratica i baffi, rappresentano il primario e più sviluppato organo di tatto nei

Roditori. A testimonianza del ruolo cruciale rivestito da questo organo sensitivo, è stato osservato che i soggetti con vibrisse integre dominano sugli altri. Innumerabili caratteristiche comportamentali dei Roditori, derivano dal senso del tatto, tra le quali spicca il comportamento tigmotattico, ovvero la propensione a muoversi sempre rimanendo in stretto contatto con gli oggetti. Tale comportamento è facilitato dalle vibrisse e da peli tattili. Questi ultimi, sparsi su tutta la superficie corporea e superiormente lunghi rispetto ai normali peli, vantano una sensibilità maggiore. Questo consente ai Roditori di percepire e mantenere il contatto con le superfici lungo le quali si stanno muovendo, come accade generalmente nei movimenti lungo le pareti.
I Roditori, inoltre, detengono una definibile memoria muscolare, chiamata “memoria cinestetica”. Occasionalmente è erroneamente considerata un sesto senso, ma in realtà rappresenta la competenza di percepire l’ambiente fisico grazie ad una memoria che combina movimenti e sensazioni tattili. Facilita quindi i Roditori a spostarsi velocemente e con sicurezza in ambienti che già conoscono, fuggendo velocemente in caso di aggressione da parte di predatori.
L’orientamento nei Roditori
Per muoversi, i Roditori ricorrono all’utilizzo di punti di riferimento fissi o mobile, che possono essere variati e distribuiti lungo le rotte degli animali. Se esperimenti condotti in laboratorio hanno evidenziato la capacità dei roditori di orientarsi anche in ambienti artificiali grazie a questi segnali, in natura tale abilità si traduce in una navigazione efficace tra ostacoli, rifugi e fonti di cibo, adattandosi rapidamente ai cambiamenti dell’ambiente circostante.
Risulta comune osservare come i roditori selvatici, come il topo, impieghino elementi naturali, ad esempio foglie e frasche, in qualità di segnaposto orientativi. In sostanza, si ritiene che questo comportamento venisse praticato come contributo allo schema di orientamento spaziale della razza.
Comportamento alimentare e la sua importanza
Comprendere la dieta e i comportamenti connessi dei Roditori è cruciale quando si tratta di organizzare idee interventistiche per la gestione delle sue popolazioni. In maniera intuitiva, una dettagliata comprensione della dieta dei target è indispensabile per l’individuazione di esche appetitose e quindi efficaci. Ciò nonostante, l’interpretazione dei vari aspetti comportamentali correlati all’alimentazione riveste un’importanza primaria, i più significativi dei quali includono la conoscenza del fabbisogno nutritivo giornaliero, le tempistiche e le strategie con le quali il cibo viene consumato, i luoghi prediletti per il foraggiamento e l’attitudine verso il cibo da parte dei singoli individui.
La stragrande maggioranza dei Roditori segue innanzitutto una dieta a base vegetale, ciò significa che la maggior parte del consumo alimentare è costituita da parti di piante o cibi derivati da queste. Questo comportamento li rende potenziali fonti di danno economico di importanza rilevante alle colture. I semi di diverse specie di piante erbacee ed arboree rappresentano l’elemento fondamentale della dieta di molte specie, così come nel caso dei topi selvatici, ghiro, scoiattolo, e altre ancora.
Aspetti peculiari dei Roditori
Molte razze di Roditori dimostrano una grande abilità nel arrampicarsi e traslocare lungo rami o cavi sospesi, facendo uso della lunga coda per mantenere l’equilibrio. Ad esempio, il topo selvatico a collo giallo procede in modo elegante lungo un ramo. Al contrario, alcune specie, come la Arvicola, hanno una dieta prevalentemente basata su materiali vegetali, come erbe, radici, tuberi e cortecce, che trovano in ambienti umidi come prati, argini e zone paludose.

Molti roditori seguono una dieta prevalentemente erbivora. Tuttavia, non è raro trovare un significativo componente di origine animale tra il loro nutrimento. Un esempio evidente di questa tendenza onnivora è visibile nei ratti, in particolare nel Ratto delle chiaviche, che tende alla predazione di altri micro mammiferi, anfibi e invertebrati.
Inoltre, il Ratto nero spesso integra alla sua dieta anche uova e i giovani di uccelli. Uno studio evidenzia che nella stagione primaverile i topi selvatici del genere Apodemus diventano attivi cacciatori di invertebrati, nutrendosi principalmente di larve e pupe di lepidotteri.
Conservazione di riserva alimentare
Un comportamento diffuso tra numerose specie di roditori è quello di crear scorte alimentari piuttosto abbondanti nelle loro tane o altri rifugi. L’obiettivo principale di questi accumuli di cibo è sopperire ai bisogni nutritivi durante periodi di scarsità.
Spesso, tali riserve consistono principalmente in semi. Un esempio di come queste provviste possano essere significative è dimostrato dal comportamento del Cinghiale (Sus scrofa) che, durante l’inverno, si impegna nello scavare il terreno per rintracciare i depositi di ghiande creati dai roditori della foresta, in particolare topi del genere Apodemus.
Contributo vegetale nella dieta dei roditori
I roditori contano in modo significativo su nourishment di derivazione vegetale, in cui i semi svolgono spesso un ruolo rilevante. Questo è particolarmente vero per le specie granivore, come il Topo selvatico a collo giallo, la cui stabilità della popolazione è strettamente legata alla disponibilità di semi di piante forestali.
A dimostrazione di ciò, gli scoiattoli formano un gran numero di piccoli depositi di semi di piante arboree, rivelandone la rilevanza nella loro alimentazione.
Per gestire efficacemente le popolazioni di roditori, può essere necessario posizionare una serie di punti esca, ognuno contenente ampie quantità di esca. Tuttavia, bisogna notare che in certe circostanze, le popolazioni di roditori tendono a formare unità familiari distinte, ciascuna controllando il proprio territorio. In queste situazioni, è cruciale piazzare almeno un punto esca per ogni territorio, richiedendo così un alto numero di stazioni di esca.
Comportamento alimentare dei roditori
I roditori si alimentano solitamente nei periodi notturni. Tuttavia, quando la densità della popolazione è alta, alcuni roditori – conosciuti come subordinati – possono essere spinti a cercare cibo nelle prime ore del mattino o appena prima del tramonto per evitare i roditori dominanti. Un comportamento notevolmente distinto è osservabile nel topo domestico, che trascorre gran parte del suo tempo nel consumo di cibo, mostrando una propensione a sperimentare diverse fonti di alimenti ogni giorno. Anche nel modo di reagire di fronte a nuove fonti di cibo può esserci una differenza sostanziale rispetto al comportamento del Ratto delle chiaviche.
Una peculiarità comune a quasi tutte le specie di roditori è l’incapacità di provocare il vomito. Questa incapacità è attribuibile a varie cause. Prima di tutto, i roditori posseggono una valvola robusta che distingue lo stomaco dall’esofago, e non dispongono di muscoli potenti abbastanza da aprirla per consentire il vomito. Inoltre, non sembrano capaci di attivare autonomamente i due muscoli del diaframma che generano la contrazione essenziale per espellere il cibo, né sembrano disporre delle intricate connessioni nervose necessarie per coordinare i molti muscoli coinvolti nel processo di vomito. Questa peculiarità ha spinto gli scienziati a cercare di sviluppare rodenticidi il più possibile.
Le esche avvelenate possono essere rese più sicure per gli animali non bersaglio, implementando l’uso di agenti emetici. Questi composti moltiplicano le possibilità che questi animali espellano le sostanze nocive, trasformando le esche in potenziali elementi di sicurezza.
Neofobia e avversione alimentare condizionata: aspetti comportamentali
Per assicurare che esche letali per roditori siano efficacemente consumate da un gran numero di individui target, è vitale osservare i fattori comportamentali che riducono l’assunzione del veleno. Tuttavia, questi comportamenti possiedono differenti origini e vengono principalmente attribuiti alla neofobia e all’avversione alimentare condizionata. Nonostante entrambi siano fenomeni distinti, è frequente l’incorrere in incomprensioni sulla loro terminologia.
Neofobia, è un vocabolo che deriva dai termini greci néos, che significare nuo e phóbos, che vuol dire paura. In linea pratica, il termine neofobia identifica un comportamento mirato a ritrarsi dagli oggetti sconosciuti posizionati in un’ambientazione conosciuta. La tendenza a evitare gli oggetti stranieri che appaiono di colpo in un ambito familiare è un tratto caratteristico di molte specie di animali, che sia tratte di uccelli, mammiferi e persino l’essere umano stesso.
Questo fenomeno ricopre un ruolo significativo nel controllo delle specie di roditori. Da ricerche condotte, sembra che queste specie abbiano sviluppato tali comportamenti come reazione alla

continua pressione esercitata dalle continue misure di controllo messe in atto dall’uomo. Pertanto, questi comportamenti neofobici risultano tipici nelle popolazioni esposte ad un uso massiccio e continuativo di rodenticidi. In una popolazione sottoposta a un’intensa pressione selettiva dai rodenticidi, i soggetti con un elevato livello di insicurezza hanno maggiori possibilità di sopravvivere e per tale ragione beneficiano della selezione.
Comportamenti Neofobici & Alimentazione dei Roditori
Pochi o assenti comportamenti neofobici (paura del nuovo) sono osservabili nelle comunità di roditori che abitano aree prive di interventi di controllo, ad esempio le isole minori, oppure nei gruppi di laboratorio. Contrariamente, nelle popolazioni dove si è svolta una forte selezione, a livello artificiale o naturale, ciò non si verifica.
La paura del nuovo è strettamente legata alla variabilità della disponibilità e qualità degli alimenti. Nei contesti in cui i roditori hanno di continuo accesso allo stesso tipo di cibo, è più plausibile che esprimano una reazione di neofobia di fronte a una nuova fonte di nutrimento rispetto ad ambienti dove la dieta è alquanto variabile sia in termini qualitativi che quantitativi. In quest’ultimo contesto, l’emergenza di comportamenti neofobici potrebbe costituire un ostacolo per gli individui, che si esporrebbero al rischio di non nutrirsi adeguatamente a causa dell’eccessiva diffidenza. Di seguito, è improbabile che si sviluppi tale comportamento.
Nel caso dei roditori di laboratorio, l’assenza di neofobia potrebbe essere attribuita alla selezione artificiale dell’uomo o ad una selezione dal laboratorio che favorisce, in particolare in termini di miglior tasso di successo riproduttivo, gli individui meno neofobici, capaci quindi di alimentarsi meglio.
Resistenza ai Trattamenti Rodenticidi
Ci sono occasionalmente roditori all’interno delle popolazioni del Ratto delle chiaviche capace di resistere a trattamenti rodenticidi ingoiando porzioni di esca così ridotte da risultare insufficienti per raggiungere la dose letale.
Questa osservazione ha portato alcuni studiosi a classificare il comportamento come una forma di resistenza comportamentale. Tuttavia, questo fenomeno di resistenza ha basi genetiche ben determinate e non si adatta quindi a riferirsi semplicemente ad un fenomeno di natura comportamentale.
Il Ratto nero, in certi contesti, può mostrare una netta aversione alle novità o neofobia. Studi di Cowan mostrano che un mero spostamento di un cibo consueto può innescare scetticismo in questa specie, mentre un cambiamento nel sapore o nel tipo di cibo non risulta problematico purché rimanga nell’ stesso posto.
Comportamenti Neofili e Neofobici nel Topo Domestico
All’opposto, il Topo domestico dimostra spesso un interesse peculiare a provare tutto ciò che è nuovo nel suo habitat, al punto tale che alcuni ricercatori hanno etichettato la specie come “neofila”. Tuttavia, sono stati osservati anche comportamenti neofobici nel Topo domestico.
Neofobia e Controllo dei Roditori
Nell’ambito del controllo dei roditori, sia i ratti che i topi possono dimostrare neofobia verso sostanze tossiche, dispenser di esche e trappole, che siano nuovi o semplicemente diversi da quelli abitualmente usati. Un Ratto delle chiaviche può essere diffidente verso una nuova fonte di cibo anche per un lungo periodo, talvolta esteso a un mese.
Superato l’iniziale sospetto, il ratto manterrà comunque un comportamento cauto, consumando solo una minima parte del nuovo alimento rispetto a quanto consumerebbe normalmente. Se si ammala entro poche ore, collega la malattia a quel particolare cibo ed evita di consumarlo in futuro.
Tuttavia, una volta che l’aroma del nuovo cibo è diventato una presenza costante sulle labbra di un ratto, sarà più facilmente accettato anche dagli altri membri della specie. Questo ritardo nel manifestare il malessere risulta essere la ragione per cui i rodenticidi anticoagulanti sono più efficaci rispetto a quelli acuti.
Queste considerazioni sono applicabili anche al Ratto dei tetti.
Nelle situazioni appropriate, il ratto di fognatura si rivela persino più neofobico di quanto si potrebbe

pensare. È da sottolineare l’interessante influenza che il parassita Toxoplasma gondii, noto causale di toxoplasmosi nei felini e occasionalmente negli esseri umani, avrebbe sulle abitudini comportamentali dei ratti di fognatura, che spesso ospitano il parassita.
Ricerche condotte in questo campo indicano che i ratti contagiati mostrano tendenze neofobiche ridotte e si dimostrano più attivi, esplorando con maggiore frequenza l’ambiente circostante. Questo viene visto come una strategia adottata dal parassita per garantire la sua perpetuazione, poiché queste modificazioni comportamentali rendono i ratti più esposti alla predazione dei gatti, essendo quest’ultimo l’ospite finale del parassita.
Differenza Tra Neofobia e Avversione Gustativa Condizionata
La neofobia non deve essere confusa con l’avversione gustativa condizionata (CTA), un disgusto acquisito e non innato, scaturito da esperienze negative vissute in prima persona. Questo fenomeno si verifica solitamente quando sostanze inizialmente innocue causano malessere dopo essere state ingerite, dissuadendo ulteriori consumi.
Attualmente, stanno venendo condotte ricerche su questa peculiarità comportamentale con l’intento di isolare sostanze repellenti da utilizzare, per esempio, per proteggere colture agricole o piantagioni forestali dai perniciosi effetti dei roditori di diverse specie.
Aspetto Energetico
Al pari di ogni mammifero, i roditori mantengono stabile la loro temperatura corporea attraverso meccanismi interni, facendo di loro animali omeotermi ed endotermi. In particolare, quando le condizioni esterne rischiano di abbassare la temperatura corporea, l’ossidazione dei nutrienti garantisce la costanza di tale parametro. Al contrario, quando la temperatura esterna risulta elevata, l’organismo reagisce attraverso la traspirazione.
La regolazione termica nei Mammiferi
Nel regno dei mammiferi, la pelliccia dei loro corpi svolge un ruolo primario nell’equilibrare la temperatura del corpo. L’aria che rimane intrappolata nel pelo agisce come un isolante termico tra l’organismo e l’ambiente circostante, limitando quindi il trasferimento di calore tra la pelle e l’atmosfera. In riferimento all’abbassamento della temperatura corporea, per gli animali con peli folti, la dissipazione del calore attraverso il processo di respirazione è più significativa rispetto alla sudorazione.
In termini di gestione energetica, la manutenzione di una costante temperatura corporea richiede un notevole dispendio di energia. Le dimensioni corporee dell’animale sono un elemento centrale in questo contesto. Gli animali di varie specie di Roditori, che sono prevalentemente di dimensioni ridotte, devono affrontare la sfida della maggiore perdita di calore, la quale deve essere necessariamente bilanciata in qualche modo.
A causa dell’abbondanza di specie di piccola taglia, presentano un rapporto superficie-volume inferiore rispetto a quelle di grande taglia. Confrontando un campagnolo delle risaie, che ha un peso di 6 grammi e una lunghezza di 6 cm, escludendo la coda, con una Coypu di peso 10 kg e lunghezza 50 cm, la Coypu ha un peso superiore di oltre 1500 volte rispetto al Topolino, ma la sua lunghezza è solo 8 volte in più.
In altre parole, il rapporto tra la superficie corporea e il volume del Topolino è notevolmente più alto rispetto a quello della Nutria. Esaminando un Topolino delle risaie con un maggior volumetrico, dispone di una superficie corporea maggiore. Questo provoca una dispersione di calore maggiore rispetto alla Coypu. Dal lato della nutrizione animale, ciò significa un aumento della necessità di cibo rispetto alla Coypu e quindi una quantità superiore di alimenti in rapporto al peso corporeo.
Questa osservazione rimane vera, specialmente per specie di piccola taglia come topolini e arvicole.
Intuizioni sulla Dieta dei Roditori
Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, sebbene inferiore, il consumo alimentare dei roditori di media dimensione, come ratti e ghiri, non è molto differente da quello dei roditori più piccoli. Per esempio, si stima che un roditore piccolo quale il topo domestico possa consumare, in un arco di 24 ore, una quantità di cibo che rappresenti circa il 20% del suo peso corporeo. Questa quantità, se rapportata alla dieta umana, equivarrebbe ad una persona di 70 Kg che consuma 14 kg di cibo al giorno.
Non possiamo che essere stupiti nel vedere che i quantitativi di cibo ingeriti dalla Nutria e dal Topolino delle risaie non mostrano una differenza proporzionale elevata. Sebbene la Nutria abbia un fabbisogno energetico nettamente inferiore, l’assorbimento degli alimenti in termini percentuali rispetto al peso corporeo è simile. Questa constatazione può essere spiegata prendendo in considerazione la qualità del cibo consumato da questi animali. Il regime alimentare del Topolino delle risaie è costituito prevalentemente da semi, che sono alimenti dalla ricca valenza energetica, mentre la Nutria, che è fondamentalmente erbivora, ha una dieta a base di parti verdi delle piante che hanno un contenuto nutritivo notevolmente inferiore.
Considerazioni sulle Differenze Alimentari tra Roditori di Varie Dimensioni
Normalmente, le specie di roditori di dimensioni ridotte tendono a consumare grandi quantità di cibo ad elevato contenuto energetico, come semi, frutti e insetti. Al contrario, le specie più grandi non mostrano di solito la stessa tendenza. Tuttavia, esiste una deviazione sostanziale a questa

generalità tra i roditori, rappresentata dalle arvicole. Queste infatti, nonostante le loro dimensioni ridotte, sono prevalentemente erbivore. Una spiegazione a questa apparente incongruenza può essere trovata nel fatto che le arvicole non si limitano ad un’alimentazione esclusivamente erbivora, ma includono nella loro dieta anche una vasta gamma di altre sostanze, tra cui insetti, semi, bacche, tuberi, funghi, licheni e persino cortecce. Questi alimenti possono essere consumati in grandi quantità a seconda della disponibilità stagionale e dell’ambiente. Inoltre, molte arvicole digeriscono il cibo molto rapidamente, riuscendo a riempire lo stomaco più volte nell’arco della giornata.
Consumo di alimenti e strategie energetiche
Nel corso di una singola giornata, una arvicola è in grado di consumare vegetali pari quasi al suo peso totale. Il periodo invernale, nei climi temperati, rappresenta certamente la fase più impegnativa per il bilancio energetico delle specie di dimensioni ridotte.
Per contrastare il fabbisogno energetico crescente, numerose specie limitano la loro attività nei mesi invernali, dipendendo dalle riserve di cibo accumulate nelle tane. Ci sono specie, tuttavia, che adottano un’approccio diverso e molto particolare: l’ibernazione.
E’ importante notare che, nonostante alcune specie diminuiscano notevolmente la propria attività in inverno, solo un limitato numero può essere classificato come veri ibernatori. Tra i roditori italiani, l’ibernazione è riscontrata solamente nei Gliridi e nelle Marmotte, mentre tra le specie non autoctone, solo il Tamia siberiano iberna.
Nella fase di ibernazione, l’organismo raggiunge limiti metabolici estremi. Ad esempio, nel caso del Quercino, il frequenza cardiaca si riduce a cifre tra 2 a 13 battiti al minuto, mentre la temperatura corporea si abbassa fino a toccare livelli minimi, spesso solamente 1°C superiore rispetto alla temperatura ambiente.
Vengono altresì riscontrate fasi di apnea, le più prolungate delle quali possono durare fino a 112 minuti.
L’ibernazione segue un periodo di accumulo di cibo, durante il quale gli animali mangiano grandi quantità di alimenti altamente energetici, per creare le riserve di lipidi utili a sostenere l’organismo durante il letargo.
Struttura sociale e modalità di comunicazione
Ad eccezione di poche specie, la maggior parte dei roditori vive in gruppo, costituendo modelli interessanti per gli studi riguardanti le organizzazioni sociali dei Mammiferi.
Esistono diverse specie animali le cui comunità si fondono su basi di territorialità e di gerarchia. Un esempio che è stato analizzato in più circostanze vede come protagoniste le specie commensali, che al loro interno, solitamente, sono formate da diversi sottogruppi. La densità delle popolazioni risulta essere una variabile chiave, soprattutto quando quest’ultima è consistentemente alta. Un caso esemplare è quello del Ratto delle chiaviche, che forma aggregazioni di animali che variano da 5 a 20 membri.
La difesa del territorio e la gerarchia interna
Ogni gruppo del Ratto delle chiaviche è solito proteggere il proprio spazio da possibili intrusioni esterne. Tra gli appartenenti al gruppo, l’ordine gerarchico dei maschi è usualmente stabilito in base all’età. Un altro interessante esempio è rappresentato dal Topo domestico, che organizza gruppi, chiamati anche demi, con una precisa struttura sociale. Questi infatti, di norma, consistono in un maschio dominante, due-cinque femmine, una quantità di maschi subordinati che usualmente non supera i tre e una moltitudine di giovani.
La presenza di una struttura così rigida all’interno dei gruppi contrasta fortemente con l’alta capacità riproduttiva di queste specie, spingendo un gran numero di essi a cercare nuovi luoghi in cui stabilirsi periodicamente.
Specie con organizzazione sociale avanzata
Un’eccellente organizzazione sociale, simile a quella evidenziata dalle termiti e dalle formiche, è stata osservata nel Ratto talpa glabro, diffuso in aree aride dell’Africa orientale, e nel Ratto talpa del Damaraland (Cryptomys damarensis), reperibile nelle regioni desertiche dell’Africa meridionale. Essi rappresentano i due unici vertebrati finora riscontrati ad avere questa particolare forma di organizzazione sociale. All’interno dei gruppi sociali del Ratto talpa glabro, esclusivamente una femmina si riproduce con alcuni maschi della colonia, mentre gli altri membri non concorrono alla riproduzione, risultando divisi in diversi gruppi sociali, suddivisi in caste che comprendono sia maschi che femmine.
È possibile sottolineare la classe sociale di un individuo attraverso il suo ruolo specifico e la grandezza fisica. Anche la seconda specie, qui prendiamo in considerazione, presenta una femmina designata per la produzione di prole, solitamente accoppiandosi con un unico maschio all’interno di un insieme comune di animali. La struttura sociale di questa specie mette le femmine sterili nella fascia inferiore della gerarchia interna alla colonia. Ciò che contraddistingue l’organizzazione sociale di queste due specie è che si è sviluppata in modo isolato l’una dall’altra. Si presume che l’ambiente in cui si adattano queste specie sia una forza guidante in questa evoluzione.
Adattamento ad ambienti estremi e divisione dei ruoli
Queste specie scavatrici costruiscono tunnel che possono raggiungere, in media, una profondità di 25

cm in terreni incredibilmente secchi. Questi terreni vengono scavati solo dopo una pioggia copiosa che li rende più malleabili. Gli animali sono obbligati quindi a costruire tali tunnel, essenziali per la ricerca del cibo, in un lasso di tempo molto ristretto, durante il quale il terreno mantiene la giusta umidità. È stato provato che un singolo individuo non riesce ad approfittare di questo breve spazio di tempo, e quindi l’unione degli sforzi di vari individui consente alla colonia di costruire un numero adeguato di tunnel. In conclusione, le condizioni ardue delle zone aride avrebbero modellato l’evoluzione di queste due specie, provocando una radicale specializzazione dei ruoli all’interno delle colonie e facilitando l’insediamento dell’eusocialità.
Comunicazione tra gli individui delle stesse specie
La coesistenza con altri membri della stessa specie implica la necessità di comunicare con loro. La comunicazione tra individui può avvenire attraverso vari sensi come la vista, il tatto, l’udito e l’olfatto. Tra i Roditori, i due sensi maggiormente utilizzati sono l’udito e l’olfatto, tuttavia l’olfatto risulta essere il più importante. Un esperimento ben noto, condotto da Galef & Wigmore sul Ratto di fogna, ne è un esempio pertinente, già discusso in relazione ai comportamenti neofobici tipici di questa specie.
La comunicazione olfattiva nella ricerca del cibo
La ricerca ha svelato come gli esseri viventi accumulano dati riguardanti le risorse nutritive attraverso l’aroma trasportato dalle bocche dei loro simili. Per una particolare specie animale, il naso rivela dettagli cruciali anche sullo stato fecondativo delle femmine, nonostante la complessità e l’ambiguità di questo fenomeno.
Il ruolo degli estrogeni
Uno sguardo più attento rivela che l’esistenza di un alto livello di estrogeno nelle femmine potrebbe ostacolare la produzione di sebo nell’area dell’anca, mantenendola stabile o persino aumentandola sia nella regione spalla. Questa discrepanza negli aromi emessi da diverse aree del corpo, causata dalla variabilità nella secrezione di sebo, offre al maschio la possibilità di determinare se la femmina è in una fase riproduttiva.
Indubbiamente, l’ordine gerarchico tra i gruppi di Topi domestici si basa in gran parte sull’odore, che serve come strumento per differenziare la posizione sociale di ogni individuo. Parimenti, nell’ambito dei Topi selvatici, il senso dell’olfatto gioca un ruolo significativo nella comunicazione interindividuale, attraverso il quale gli animali percepiscono gli stimoli provenienti dalle ghiandole secernenti e dall’urina.
Marcatura del territorio nei Roditori
Similmente ad altri mammiferi, i Roditori tendono a contrassegnare il loro territorio con urine, escrementi e feromoni. Questo fenomeno si verifica solitamente quando i maschi spruzzano urine tese a coprire tutte le zone vitali, sovente sopra-segnando l’urina di altri rivali. Tra le arvicole, tale comportamento si traduce in una competizione per il diritto alla procreazione, e l’aroma delle loro urine è in grado di scatenare l’ovulazione nelle femmine.
Il territorio assegnato ai gruppi di Topi domestici viene indicato attraverso getti frequenti di urina. Ciò a tal punto che, nei luoghi in cui l’urina si accumula e si fonde con la polvere, si possono formare delle fila con il passare del tempo, che possono raggiungere diversi centimetri d’altezza. Il maschio alfa segna più frequentemente quest’area, e talvolta lo fanno anche le femmine, allo scopo di fornire informazioni utili agli individui appartenenti al stesso gruppo sociale.
Modalità di Comunicazione dei Roditori
I segnali sonori giocano un ruolo significativo nella comunicazione dei roditori. Gli insiemi sociali delle marmotte mettono in atto la difesa reciproca dai predatori mediante richiami di allarme. Questo metodo serve per allertare i compagni di gruppo sull’imminente pericolo di un predatore.
La comunicazione a ultrasuoni: è straordinariamente rilevante nell’ambito della cura dei piccoli. I cuccioli di molte specie di roditori, inclusi i topolini domestici, emettono ultrasuoni che suscitano un rapido riscontro nella genitrice.

Questi ultrasuoni sono principalmente prodotti dai giovani allontanati dal nido o artificialmente separati dai genitori. Essi sono stimolati principalmente da fattori esterni come i cambiamenti di temperatura, il contatto con altri roditori o l’intrusione dell’uomo.
Anche tra gli adulti, l’uso di ultrasuoni è frequente, sia nelle interazioni tra individui di sesso opposto che come segnali di allarme effettivi, come evidenziato recentemente nel caso dello scoiattolo nordamericano Spermophilus richardsonii.
Dinamiche di Popolazione
Gli insiemi di individui tra la maggior parte delle specie di roditori subiscono marcanti fluttuazioni nel tempo. L’ambiente circostante, diverso a seconda della stagione, è una sostanziale fonte di queste fluttuazioni, essendo il responsabile delle differenze stagionali osservate in molte specie.
Tuttavia, spesso le popolazioni mostrano significative variazioni su base annuale, cioè variazioni che si verificano nello stesso intervallo di tempo di anni diversi.
La variabilità tra le diverse specie di roditori è significativamente alta. È comune riscontrare notevoli cambiamenti nella densità popolare a seconda del periodo dell’anno oppure da un anno all’altro, a volte su una scala che può cambiare di magnitudini. Possono verificarsi fluttuazioni interannuali che potrebbero seguire un ciclo o essere sporadiche, basate su quanto regolarmente ricorrono i valori minimi e massimi.
Ci sono dinamiche cicliche evidenti nelle popolazioni di Arvicolinae nell’Europa del nord, con un intervallo tra 3 a 5 anni tra un boom di popolazione e il successivo.
Parametri Chiave Nella Dimensioni Popolari
Quattro principali fattori determinano la dimensione di una popolazione: la natalità, la mortalità, l’immigrazione e l’emigrazione. Questi ultimi sono a volte indicati come movimenti di dispersione.
Tuttavia, le isole sono spesso un’eccezione. Le popolazioni insulari dei Roditori potrebbero non mostrare una dispersione significativa. In questi scenari, la dinamica popolazione è esclusivamente controllata dal bilancio di nascite e morti. Allo stesso modo, popolazioni antropiche possono inoltre essere considerate isolate, specialmente in ambienti in cui il clima esterno non è favorevole per l’insediamento e la sopravvivenza. Un esempio è stato osservato nel topo domestico in Inghilterra e Svizzera.
Fertilità nei Roditori
La stragrande maggioranza delle specie di roditori presenta un’elevata fertilità, che porta ad un’alta densità di popolazione in poco tempo. Molte specie di arvicole rappresentano un esempio di riproduzione esplosiva. L’Arvicola campestre (Microtus avvaliti) è un caso emblematico di questo fenomeno. Questa specie ha notevolmente alti tassi di nascita (in media 5 cuccioli per parto) e un periodo di gestazione molto breve.
Meccanismi di Riproduzione nei Roditori
Tra i comportamenti sessuali caratteristici di alcune specie di roditori, spiccano l’insolita capacità delle femmine di essere pronte ad accoppiarsi subito dopo la nascita dei piccoli, e una notevole velocità di raggiungimento della maturità sessuale, spesso in meno di un mese.
Non tutti i Roditori, tuttavia, mostrano una tale prolificità. Ad esempio, la Marmotta è notoriamente meno dedita alla riproduzione, generando un solo gruppo prole all’anno, solitamente composto da 2 a 4 cuccioli. Questa specie raggiunge la maturità sessuale a due anni.
Il potenziale riproduttivo di una specie è caratteristica intrinseca, ma per poter esprimere appieno

questo potenziale, sono cruciali condizioni favorevoli sia dal punto di vista del clima che delle risorse alimentari, fattori spesso correlati. Le condizioni ambientali benefiche influenzano prevalentemente la durata della stagione riproduttiva e, in caso di condizioni avverse, possono causare un ritardo nell’inizio o una conclusione anticipata di tale stagione.
Sia il Topo selvatico a collo giallo che l’Arvicola rossastra sono esempi di come l’accessibilità a risorse alimentari adeguate durante l’autunno può avere un impatto positivo sulla riproduzione. In alcune zone, dove normalmente non succede, queste condizioni favoriscono la riproduzione anche durante l’inverno. Il Topo domestico, invece, mostra differenti cicli riproduttivi a seconda che faccia parte di popolazioni synantropiche, che si riproducono durante tutto l’anno, o selvatiche, che seguono cicli riproduttivi stagionali simili a quelli delle altre specie.
Impatto delle Condizioni Climatiche sui Cicli di Riproduzione
In particolare, negli ecosistemi mediterranei, la mancanza di piogge estive svolge un ruolo fondamentale, costringendo alcune specie a interrompere l’attività riproduttiva. Un esempio è l’Arvicola del Savi.
Da un punto di vista teorico, l’approccio più efficace per il controllo delle specie a elevato tasso di riproduzione, è l’implementazione di strategie per il controllo delle nascite.
Natalità e sopravvivenza nei roditori
Le specie di roditori come ratti, topi e arvicole si caratterizzano per un alto tasso di nascite e una vita media relativamente breve. Questo, come discusso nel Terzo Capitolo, implica specifiche sfide pratiche che hanno scoraggiato l’elaborazione di strategie di controllo volte a limitarne la nascita.
Mortalità
La riproducibilità abbondante di molte categorie di roditori è compensata da una bassa aspettativa di vita. Circa i ratti, i topi e le arvicole, il massimo tempo di vita in libertà difficilmente supera l’anno, tuttavia la durata media della vita tende a essere molto minore. Questo può variare all’interno della stessa specie in base alle condizioni ambientali.
Per esempio, un’indagine effettuata in UK ha evidenziato basse percentuali di sopravvivenza nelle popolazioni di Topo domestico, al contrario in quelle selvatiche la durata della vita è spesso superiore.
La vita varia notevolmente nelle specie meno feconde, come per il Ghiro, le cui aspettative di vita degli adulti oscillano tra i 6 e i 12 anni, con una media di 9.
Fattori determinanti sulla mortalità
I determinanti della mortalità sono molteplici e la maggior parte sono legati alla densità di popolazione: ossia la loro influenza è più determinante quando è maggiore la densità di popolazione. Tra questi fattori legati alla densità citiamo la predazione, le malattie, i parassiti, l’accessibilità delle risorse alimentari e la competizione per queste. Al contrario, fattori come le condizioni meteorologiche o le catastrofi naturali sono indipendenti dalla densità regnante.
Attualmente, il controllo della popolazione è principalmente centrato sulla mortalità. Ciò si attua ricorrendo a metodi chimici o meccanici, o ancora riducendo la disponibilità delle risorse ambientali. Tuttavia, ulteriori esperimenti hanno mostrato che una maggiore percentuale di mortalità all’interno di un gruppo non implica necessariamente una decrescita totale della popolazione.
Decrescita Mortale
Il calo della popolazione può essere diretto o indiretto, attribuito sia alla predazione sia alle cause umane.

Diffusione di Specie
L’allontanamento di un gruppo da un territorio per stabilirsi in un altro può essere descritto come un fenomeno di dispersione. È un elemento fondamentale per delineare le variazioni temporanee e geografiche delle specie. Le popolazioni tendono a espandersi oltre i confini naturali in assenza di dispersione.
Un Esempio Empirico
Durante lo studio, i ricercatori hanno delimitato diversi settori che ospitavano comunità di roditori nel tentativo di bloccare l’immigrazione e l’emigrazione senza interferire con altri aspetti ambientali quali risorse alimentari, predazione e malattie. È stato osservato un aumento esponenziale della densità di roditori fino ad esaurire tutte le risorse alimentari disponibili nel territorio delimitato, provocando una drastica riduzione della popolazione. Ciò ha sottolineato l’importanza della dispersione nella regolazione dei numeri delle comunità di roditori.
Fenomeno di Migrazione Periodica
L’esodo ciclico dei lemming, attuato in risposta agli incrementi demografici che si susseguono con regolarità nel nord della Scandinavia, rappresenta un esempio molto noto di tale fenomeno. Questi animali intraprendono vasti spostamenti, anche attraversando fiumi e fiordi, una scena spesso interpretata erroneamente come tentativi di suicidio di massa. Questi movimenti, descritti inizialmente come mitici, sono in verità dispersioni su larga scala e suggestivamente visibili.
L’ambiente naturale in cui risiedono varie specie subisce molteplici interferenze a causa delle attività umane. Uno degli esempi eminenti è rappresentato dalle attività agricole come la raccolta e la lavorazione dei loro campi. Ad esempio, la raccolta dei cereali provoca la migrazione dei Roditori come il Topolino delle risaie e il Topo selvatico. Allo stesso tempo, l’aratro può causare una migrazione massiccia nelle specie di arvicole.
Dispersione di Specie in Determinate Condizioni Ambientali
In alcune specie, la dispersione si verifica quando la densità delle loro popolazioni è già al massimo. Tuttavia, per i Roditori, questa dispersione avviene principalmente in periodi pre-saturazione. In particolare, i giovani sono i più propensi a disperdersi e possono rappresentare un’importante percentuale della popolazione migrante. Ad esempio, in Svizzera, la dispersione di individui nell’Arvicola montana avviene prevalentemente durante le notti di pioggia, un fenomeno che è stato osservato anche in altri piccoli mammiferi come il toporagno comune e il topo selvatico, suggerendo che l’umidità e la ridotta visibilità notturna possano offrire condizioni favorevoli per il movimento e la colonizzazione di nuovi territori
I movimenti più significativi si verificano durante le notti di pioggia seguite da prolungati periodi di siccità. Questo può essere dovuto alla riduzione della capacità dei predatori di individuare i roditori attraverso il suono o l’olfatto durante la pioggia. I predatori notturni o i Mustelidi sono esempi di tali predatori. Allo stesso tempo, l’umidità del terreno piovoso offre una maggiore facilità per scavare rispetto al terreno arido.
Migrazione di Massa: Benefici e Limiti
La migrazione di massa fornisce una maggiore probabilità che almeno alcuni individui raggiungano la loro destinazione.
Si è visto che i Roditori hanno tassi riproduttivi alti, con riferimento al numero di piccoli per nascita, all’età della maturità sessuale e all’intervallo di tempo tra due nascite successive. Queste sono tipiche caratteristiche delle specie con alto potenziale riproduttivo.
Una femmina di topo domestico, in grado di dare alla luce nuova prole a partire dall’età di sessanta giorni, potrebbe potenzialmente generare 8 nuovi esseri viventi ogni mese. In teoria, nel corso di un singolo anno, una tale coppia potrebbe contribuire con 96 nuovi topi alla loro stirpe, culminando in uno stupefacente totale di 253.760 discendenti!
Ciononostante, questa è soltanto una proiezione teorica. In pratica, ciò è oltrepassato da una vasta gamma di impeditivi. Ad esempio: non tutti i topi neonati raggiungono l’età riproduttiva; la durata media della vita di numerosi topi, una volta riproduttivi, è notevolmente limitata; l’intervallo tra i parti può essere più espanso di un mese; il raggiungimento della maturità riproduttiva potrebbe richiedere più tempo del previsto.
La Dinamica delle Popolazioni di Roditori
Ci sono innumerevoli catalizzatori che influenzano le popolazioni di roditori, come per ogni specie animale. Inoltre, la questione riguardo quale potrebbe essere il principale regolatore ecologico in grado di controllare e modulare queste popolazioni è al centro di molte dispute accademiche da diverso tempo. Le ipotesi avanzate negli ultimi anni sono state categorizzate in tre fasi distinte.
Fase Pionieristica
Nella prima metà del 20° secolo, durante quella che potremmo definire la fase pionieristica, i fattori che si pensava avessero fama dominante erano quelli legati alla densità di popolazione, come la presenza di predatori, parassiti o patogeni, o la mancanza di risorse alimentari. Durante questo periodo, l’attenzione principale era rivolta agli insetti, con i roditori relegati ad un ruolo di secondaria importanza.
Fase di Considerazione della Struttura Sociale
La seconda fase si è concentrata principalmente sulle strutture sociali di queste creature. In questo contesto, gli studi sui roditori hanno preso un ruolo di primo piano. È diventato chiaro che fenomeni come nascite, decessi, immigrazione e emigrazione potrebbero essere sensibilmente influenzati dalle dinamiche sociali esistenti all’interno di una popolazione di roditori.

Fase Attuale
Il modus operandi per il controllo delle popolazioni è complesso e non può essere ridotto a un singolo elemento. Sia che questi elementi operino in sinergia tra di loro o isolatamente, la loro combinazione è il risultato inevitabile di decenni di ricerca. Nonostante gli sforzi molteplici volti a isolare l’aspetto più influente, non si è mai arrivati a un verdetto definitivo.
La sfida della multicausalità
L’evidente coinvolgimento di più variabili nei sistemi di controllo e regolazione delle popolazioni rappresenta una sfida notevole. L’ostacolo principale risiede nel dimostrare empiricamente questa multicausalità.
Classificazione dei Fattori
I diversi elementi che concorrono al controllo e alla regolazione delle popolazioni possono essere categorizzati in tre principali gruppi: la disponibilità di cibo, l’impatto di predatori, parassiti e malattie, e le dinamiche legate all’organizzazione sociale.
Disponibilità di Cibo
Una visione semplificata suggerirebbe che il limite del cibo per gli animali principalmente erbivori come i Roditori non venga mai raggiunto, grazie alla grande disponibilità di materiale vegetale nell’habitat. Tuttavia, la realtà è più complessa: la quantità e la qualità del cibo giocano un ruolo cruciale nel determinare la densità delle popolazioni di molte specie di Roditori.
Ad esempio, è stato osservato un legame diretto tra la produzione di semi forestali e la densità di popolazione di Roditori come il Topo selvatico a collo giallo e l’Arvicola rossastra in Polonia. Quest’ultima specie trae vantaggio anche dalle alte temperature estive, che stimolano una produzione di erba maggiore. Per entrambe le specie, una maggiore disponibilità di cibo significa una migliore sopravvivenza invernale e un periodo riproduttivo più lungo.
Ciononostante, è emerso che esistono anche altri meccanismi che influenzano le popolazioni di entrambe le specie.
Impatto del cibo eccessivo sui micromammiferi
All’interno delle comunità di micromammiferi di specie indefinite, le disponibilità di cibo in eccesso possono offrire dati sperimentali significativi. La sovrabbondanza di cibo può essere utile per comparare l’espansione di una popolazione nutrita in eccesso rispetto a quella di una popolazione con un’alimentazione normale. Sono stati eseguiti numerosi test su questa teoria, ma i risultati sono stati ambigui.
In determinati casi, l’incremento di cibo ha generato un aumento iniziale della densità della popolazione. Tuttavia, nonostante la continua alimentazione eccessiva, vi era una precipitosa riduzione della densità demografica in una fase avanzata.
C’erano anche situazioni in cui l’aumento del cibo non previene le fluttuazioni periodiche nelle comunità con un modello ciclico di crescita. Questi studi sono stati condotti su una varietà di specie di micromammiferi. La conclusione raggiunta è che l’aumento di cibo può stimolare la densità solo fino a un certo limite, al di là del quale interverranno altri fattori per stabilizzare il numero di popolazione.
Un importante studio ha rivelato che due razze di Arvicola, confinate in spazi chiusi, hanno espanso le loro popolazioni fino a consumare completamente le risorse di cibo, provocando infine un crollo demografico. Questo scenario evidenzia l’importanza dell’emigrazione come un mezzo per controllare la popolazione. Dimostra anche l’incapacità di tali razze di auto-regolarsi per evitare un consumo eccessivo delle risorse alimentari presenti nel loro habitat.
Effetto della predazione sui Roditori
I Roditori sono spesso bersaglio di un alto numero di predatori. Per tale ragione, sembra logico presumere che l’azione combinata di diversi predatori potrebbe contribuire a mantenere sotto controllo le loro popolazioni. Tuttavia, questa connessione non è sempre facilmente dimostrabile.
Stabilire la pertinenza della predazione sull’insieme delle popolazioni animali è un compito complesso a causa del grande numero di variabili che entrano in gioco nei rapporti tra insiemi di predatori e prede.
Tipo di predatori: Specialisti e Generalisti
Usualmente, i predatori si categorizzano in due grandi gruppi: specialisti e generalisti. I predatori specializzati sono capaci di utilizzare un limitato numero di prede. In mancanza di queste, possono essere forzati a spostarsi oppure a patire gli effetti della mancanza di nutrimento.
Predatori specialisti: Stanziali e Nomadi
Alcuni predatori roditori, esperti in caccia, si distinguono ulteriormente come stanziali, per esempio la Donnola e l’Ermellino, o come nomadi, come potrebbero essere il Gheppio o il Gufo comune. Le popolazioni di predatori specialisti stanziali risentono delle fluttuazioni delle popolazioni di preda con un ritardo temporale.
Al contrario, gli specialisti nomadi sono in grado di adattarsi subito alle variazioni nella densità delle prede.
I Predatori generalisti
Dall’altra parte, i predatori generalisti hanno la capacità di nutrirsi di una varietà più ampia di prede e quindi è meno plausibile che si trovino in uno stato di carenza di cibo. Questi predatori generalisti rappresentano un tipico esempio.
Il Ruolo di Volpi e Mustelidi nella Cattura di Prede
Le Volpi insieme a vari membri della famiglia dei Mustelidi, come l’inconfondibile Puzzola o il resistente Tasso, hanno la capacità di sfruttare diverse sorgenti di cibo, basandosi sulla relativa abbondanza. Le fluttuazioni delle popolazioni di questi predatori, noti come generalisti, sono in gran parte indipendenti dalle variabili densità delle loro prede.
Molteplici ricerche, pur non sempre allineate nei risultati, suggeriscono che le popolazioni possano essere regolate effettivamente dalla coesistenza di una vasta serie di predatori, che includono sia esperti che generalisti. Si ritiene che questi ultimi abbiano un ruolo critico, soprattutto durante i periodi di crescita delle popolazioni di prede.

A differenza dei predatori specializzati, la cui densità segue con un leggero ritardo l’aumento numerico delle prede, i predatori generalisti in periodi di scarsa presenza di Roditori sanno mantenere stabili le proprie popolazioni nutrendosi di varietà di prede diverse. Questi sono pronti per intensificare la cattura di Roditori non appena la popolazione di questi inizia a ingrandire.
Predatori Famosi dei Roditori
Le specie che si nutrono di Roditori sono numerose, ma i loro predatori principali sono principalmente i Mammiferi Carnivori, i temibili Uccelli rapaci – sia notturni (Strigiformi) che diurni (Falconiformi) – e i Serpenti.
I Mustelidi sono noti per includere alcuni dei predatori più esperti nel catturare i Roditori. Tuttavia, all’interno di questo genere vi sono predatori che preferiscono i Roditori solo quando la loro densità è alta. I piccoli Mustelidi come l’Ermellino (Mustela erminea) e la Donnola (Mustela nivalis) sono particolarmente specializzati nella cattura di arvicole e topi selvatici, il che ha un forte impatto sulle loro popolazioni in base all’accessibilità di queste prede. La loro specificità è sottolineata dalla loro piccola dimensione e dalla struttura unica snella del corpo, che li rende adatti a catturare i Roditori penetrando nelle loro tane.
Predatori Generalisti: La Puzzola e il Tasso
La Puzzola (Mustela putorius) e il Tasso (Melos meles) appartengono alla categoria dei predatori generalisti. È particolarmente interessante notare come il contigentamento delle prede possa influire sul numero delle Puzzole.
Predatori Auxoni: Faina e Martora
Tra gli altri cacciatori principali, troviamo la Faina (Martes faina) e la Martora (Martes martes). La Faina mostra un opportunistico stile di vita, alterando la sua dieta in base alle prede disponibili, che comprendono anche frutti e bacche. D’altra parte, la Martora ha modi più carnivori ed è essenziale per gli ecosistemi boschivi, preda sia gli Roditori terrestri sia quelli arboricoli.
Il Ruolo dei Gatti Selvatici e Domestici
Tra la panoramica degli indigeni Felidi, il Gatto selvatico (Felis silvestris) è un feroce cacciatore di micromammiferi forestali. Nell’habitat umano, i gatti domestici giocano un ruolo particolare, essi sono tutt’ora un fattore significativo di mortalità per molte specie commensali.
Canidi Predatori: La Volpe
Nel distretto dei Canidi, la volpe (Vulpes vulpes) si distingue come un cacciatore generale di Roditori e Insettivori.
Predatori notturni degli Strigiformi
Considerando il comportamento notturno di molti micromammiferi, gli Strigiformi, o specularmente i rapaci notturni, sono i loro nemici più specializzati. Tra questi vi troviamo il Barbagianni (Tyto alba), il Gufo comune (Asio otus) e l’Allocco (Strix aluco), per citare solo alcuni dei più diffusi, ma anche il potente Gufo Reale (Bubo bubo) e il Gufo di Palude (Asio flammeus).
Predatori meno specializzati
La Civetta (Athene noctua) e l’Assiolo (Otus scops) sono predatori dalla portata più limitata e, spesso, rivolgono la loro attenzione maggiormente agli Insetti. In uno studio condotto sul Barbagianni nell’intero contesto della provincia di Pisa, sono state registrate variazioni minime e massime nel tasso di predazione sui Roditori, in una gamma del 60.5% al 95%, a seconda del luogo. Per quanto concerne il Gufo comune e l’Allocco, entrambi mostrano una dieta più varia, ma con una chiara predilezione per i piccoli mammiferi, in particolare i Roditori. Studi locali indicano che il tasso di predazione su questi ultimi si attesta mediamente tra il 70% e l’85%, con fluttuazioni legate alla disponibilità stagionale delle prede e alla tipologia dell’habitat frequentato. Tuttavia, non mancano anche insetti di grosse dimensioni, anfibi e occasionalmente piccoli uccelli tra le prede secondarie.
Predatori di Roditori: Varietà e Adattabilità
Si rilevano alti livelli di predazione sui Roditori tra diverse creature, ad esempio, alcuni rapaci e

serpenti. Tuttavia, si nota una differenza fondamentale tra queste categorie di predatori. Il primo gruppo tende a essere più specializzato e preferisce cacciare prede specifiche degli ambienti aperti, come le arvicole, mentre l’altro gruppo mostra una maggiore flessibilità e riesce ad adattare le proprie preferenze alimentari in base alla disponibilità di prede e alle condizioni ambientali.
Rapaci Diurni: Predatori Agili di Roditori
Anticipando, ad esempio, il Gheppio (Falco tinnunculus) rappresenta un cacciatore attivo di piccoli Roditori, prevalentemente arvicole durante i periodi di proliferazione. Analoghe abitudini di caccia sono state riscontrate anche nella Poiana (Buteo buteo) e nell’Albanella minore (Cyrcus pygargus). Un’indagine svolta nel plesso occidentale della Francia ha messo in evidenza che l’incremento della popolazione dell’Arvicola campestre (Microtus arvalis) influisce positivamente sia sul numero medio di piccoli per nido sia sulla densità dei nidi nell’area studiata.
La maestosa Aquila reale (Aquila chrysaetos), tra i pochi predatori della Marmotta, può incidere notevolmente sulle popolazioni di questi mammiferi. Allo stesso modo, l’Astore influenza le popolazioni dello Scoiattolo comune. Vi sono poi Uccelli che predano i Roditori solo occasionalmente, come l’Airone cinerino (Ardea cinerea), il Corvo imperiale (Corvus corax), la Cornacchia grigia (Corvus corone), o gabbiani di notevole taglia come il Gabbiano reale (Larus michahellis).
Serpenti: Predatori Sofisticati di Roditori
Numerosi tipi di serpenti includono Roditori nella loro dieta, ma la massima predazione, nel nostro territorio, è stata registrata tra i Viperidi, come la Vipera comune (Vipera aspis) e il Marasso (Vipera berus), e i Colubridi, specialmente il Biacco (Hieropsis viridiflavus), il Colubro d’Esculapio (Elaphe longissima) e il Cervone (E. quatuorlineata). La predazione di Roditori da parte di rapaci notturni e serpenti è un processo ecologico importante.
Comportamenti Predatori e Metodi Diversificati
In un contesto di convivenza, si osservano differenze marcate tra i vari gruppi animali. Ad esempio, alti tassi di predazione su Roditori si riscontrano sia nei rapaci notturni che nei serpenti, ma con modalità decisamente differenti. I rapaci notturni si specializzano principalmente nella caccia di micromammiferi nelle aree aperte, mentre i serpenti agiscono preferenzialmente nei terreni con copertura di vegetazione arborea o arbustiva.
Un comportamento distintivo dell’Arvicola del Savi tra i predatori mette a nudo questa differenza: ad esse sono predati in gran numero dai rapaci, ma nessun serpente le predano. Probabilmente, la causa sta nella diversa predisposizione dei predatori di cacciare nella vegetazione densa dei macchiai mediterranei. È un’azione ardua per i predatori con ali, ma quasi necessaria per i serpenti dato il livello più alto di protezione che il bosco può garantire.
Predazione Intraspecie e Cannibalismo
Alcuni Roditori hanno la capacità di cacciare altri della stessa classe. Questo fenomeno è particolarmente notabile nel Ratto delle fogne, in grado di accumulare le carcasse di altri Roditori e Insettivori come riserva alimentare. Tuttavia, lo si osserva anche nel Ratto nero, iscritto nei resoconti per la sua frequentazione delle trappole di piccoli Mammiferi. Entrambe le specie esibiscono inoltre un comportamento cannibalistico, specialmente verso individui morenti, come nel caso risultante dall’uso di rodenticidi, o una tendenza alla necrofagia, spesso verso gli individui sequestrati e uccisi dalle trappole. Predazione su altri micromammiferi è stata rilevata anche dall’azione del Quercino.
Condizioni Sanitarie degli Roditori
Oltre ad essere vettori di vari patogeni che possono avere impatto sulla salute umana, i Roditori stessi sono soggetti ad una serie di patologie e parassiti. Perciò, è ragionevole ipotizzare che questi parassiti e malattie svolgano un ruolo significativo nella vita e nelle abitudini di questi piccoli mammiferi.
E’ innegabile il possibile impatto che i microorganismi patogeni possono esercitare sulle colonie animali. Tuttavia, l’elaborazione dei necessari schemi di ricerca ottimali risulta ostica, sfociando in una lacuna di dati qualitativi su tale argomento. Nonostante ciò, esistono alcuni stimoli che suggeriscono che l’immenso effetto sulle colonie potrebbe essere degno di nota. Parassiti e organismi patogeni, infatti, minacciano principalmente la resistenza vitale degli organismi.
La misteriosa manifestazione del protozoo Toxoplasma gondii, responsabile della toxoplasmosi, fu reputata essere un elemento essenziale nel generare variazioni cicliche nelle colonie degli Arvicolini nell’area del nord Europa. Specificamente, si osservò che un considerevole numero degli individui di Microtus agrestis, catturati durante il periodo di calo della colonia e successivamente analizzati in laboratorio, persero la vita a causa di toxoplasmosi.
Investigazioni successive e nuove scoperte
Tuttavia, le testimonianze raccolte nel corso degli anni successivi non corroborarono questa supposizione, dal momento che non fu scoperto alcun segno dell’infezione durante il periodo successivo di calo delle Arvicole.
Di conseguenza, l’accento si spostò sulla tubercolosi delle Arvicole, dovuto alla Mycobacterium microti (appartenente allo stesso gruppo del Mycobacterium tubercolosis, responsabile della tubercolosi umana), per il quale una diffusione massiccia venne riscontrata nelle colonie di Arvicole in diminuzione.
La patologia tende a mostrarsi con segnali clinici evidenti nelle Arvicole infettate, sebbene molte volte tali segnali possono essere rilevati solo tramite biopsia. Tuttavia, dati i molteplici casi

di elevata prevalenza della patologia nelle colonie stabili o, al contrario, la bassa presenza in colonie in diminuzione, il risultato raggiunto qualche decennio fa era la mancanza di correlazione tra le malattie ed i movimenti delle popolazioni di accoglienza.
Comunque, moderni studi hanno rimesso in discussione la legittimità di questa dichiarazione, evidenziando gli effetti dei patogeni.
Effetti del patogeno sui mammiferi
Si è notato che il virus del genere Orthopoxvirus, noto anche come agente causale del vaiolo bovino, non ha avuto ripercussioni rilevanti sul benessere generale e sulla sopravvivenza di due delle sue principali specie ospiti. Queste includono l’Arvicola dei boschi e il Topo selvatico, i quali non mostrano segni clinici evidenti né riscontri significativi sulla loro sopravvivenza dopo l’inoculazione del virus. Tuttavia, si può registrare una diminuzione del potenziale riproduttivo degli animali infetti.
Variabilità della densità di popolazione
Una questione che ha suscitato l’interesse dei ricercatori è la presenza di fluttuazioni di densità all’interno delle popolazioni di Arvicole e Lemming. In particolare, nelle aree del Nord Europa, queste fluttuazioni avvengono in modo prevedibile, dando origine a cicli di popolazione ben definiti. A differenza, a partire dal Sud della Scandinavia, popolazioni di queste stesse specie tendono ad essere più stabili, con variazioni meno marcate e più difficili da prevedere.
Tendenze cicliche in diverse specie
Per esempio, sono stati osservati andamenti ciclici nella densità di popolazione per l’Arvicola agreste, l’Arvicola rossastra e il Topo selvatico a collo giallo in Svezia centrale, fenomeno non presente nel Sud della Scandinavia. Allo stesso modo, sono stati segnalati comportamenti analoghi nelle popolazioni di alcuni Insettivori, tra cui il Toporagno comune (Sorex araneusj). Infine, tendenze simili sono state notate anche per alcune specie del Nord America, tra cui le arvicole Microtus californicus e Clethrionomys gapperi.
Spesso, per esaminare la ciclicità delle popolazioni di micromammiferi, si fa riferimento all’Arvicola agreste (Microtus agrestis), tipica della Scandinavia.
Ciclicità Della Crescita Popolazionale
Il ritmo di proliferazione di una particolare specie può variare tra 3 e 5 anni. In termini simili si manifestano i cicli di popolazione in Scozia, con intervalli tra 3 e 4 anni.
Evitando di scendere nei dettagli dei singoli studi, qui si presenta un’esaminazione generale dell’argomento. Le teorie più antiche, oggi quasi completamente scartate, suggerivano che i patogeni potevano giocare un ruolo chiave. Anche se le ricerche pionieristiche hanno a lungo considerato quest’ultimo punto, i risultati delle numerose indagini sul campo non hanno confermato questa teoria, portando così al suo rifiuto.
Teorie Più Consistenti
Per quanto riguarda la disponibilità di cibo, è stata formulata l’ipotesi che le variazioni nella disponibilità e nella qualità del cibo potrebbero causare cambiamenti demografici, generando a loro volta cicli di popolazione. È indubbio che l’abbondanza di cibo influenzi la riproduzione degli Arvicolini, così come di altri micromammiferi.
Tuttavia, gli esperimenti appositamente progettati che prevedevano l’alterazione artificiale delle risorse, con l’obiettivo di stabilizzare la disponibilità di cibo per le popolazioni cicliche, non sono riusciti a attenuare le fluttuazioni cicliche.
In passato, la predazione è stata un argomento ampiamente studiato. Si è giunti a proporla come uno dei principali fattori che influenzano le fluttuazioni demografiche nelle popolazioni di arvicole. Tra le teorie avanzate, la più accreditata sostiene che le variazioni degli indici di popolazione di queste specie tra le zone settentrionali e meridionali si debbano a un gradiente nella rilevanza dei predatori.
Il ruolo dei predatori specializzati e generalisti
La differenza nell’impatto sulla popolazione di arvicole tra regioni nordiche e meridionali sembra essere determinata dalla rilevanza variabile dei predatori specializzati sedentari come i piccoli Mustelidae. Essi rivestono un ruolo cruciale soprattutto nelle regioni settentrionali, in contrapposizione ai predatori generalisti, come le volpi, o agli specialisti di passaggio, come i rapaci, più influenti a sud.
Questa teoria sottolinea la forte interazione tra la consistenza della popolazione di arvicole e le donnole, con queste ultime che ne fanno la loro principale fonte di cibo. Durante gli anni di scarsità di arvicole, le donnole falliscono nella riproduzione a causa della mancanza del loro alimento chiave. Al contrario, un incremento della popolazione di arvicole porta ad un successo riproduttivo delle donnole, capaci di alimentare in modo efficiente se stesse ed i propri piccoli.
Dinamiche di predazione e fluttuazione delle popolazioni
Un anno di buona riproduzione risulta in un aumento di densità delle donnole, che influenzano in maniera significativa la numerosità delle arvicole, ormai raggiunto il picco. Allora, il livello di predazione diventa tale da ridurre drasticamente la popolazione di arvicole, che l’anno seguente sarà ridotta, causando a sua volta una riduzione della popolazione di donnole.
Studi di supporto hanno dimostrato che il picco delle donnole segue quello delle arvicole. È stato inoltre suggerito che i predatori potrebbero avere un doppio impatto: uno diretto, attraverso l’uccisione effettiva delle arvicole, e uno indiretto, causando la sottrazione di individui dalla popolazione.
Influenze dei predatori sulla riproduzione del preda
Sperimentazioni in laboratorio hanno evidenziato come la riproduzione di specie di roditori come l’Arvicola rossastra e l’Arvicola agreste è influenzata dalla percezione del sentore del predatore. Questo odore provocherebbe una sorta di blocco nel ciclo riproduttivo, diventando più marcato in momenti di alta densità del predatore.
Detti studi suggeriscono che questo meccanismo potrebbe accelerare il decremento della popolazione di queste specie. Tuttavia, l’iperbole rimane dibattuta in quanto non vi sono ancora evidenze concrete di questa ipotesi, nonostante l’evidenza derivante da modelli di simulazione demografica.
Una questione intrigante riguarda l’occasione in cui queste oscillazioni cicliche si verificano solo nell’estrema parte settentrionale d’Europa. Un plausibile ragionamento potrebbe essere che nell’Europa del nord ci sono diversi predatori di roditori, e tra questi, le donnole sono in grado di catturare queste prede, specialmente durante la stagione invernale grazie alla copertura nevosa.
Le dinamiche dei predatori nel sud dell’Europa
Al contrario, nell’Europa meridionale, la diversità dell’habitat e la minore durata della copertura nevosa creano condizioni favorevoli per un’ampia varietà di predatori sedentari come le volpi, o specialisti erranti come i rapaci notturni. La loro incidenza sulla popolazione di roditori dipende direttamente dalla densità di questi ultimi: è alta quando la popolazione è numerosa, bassa quando è ridotta, dato che questi predatori hanno la capacità di spostarsi e cacciare altre specie, se i roditori diventassero meno numerosi.
Nonostante non vi sia un consenso unanime, esiste un’ipotesi prevalente, secondo la quale queste dinamiche di caccia e riproduzione siano interconnesse con cicli popolazionali dei roditori, in cui l’aumento della disponibilità di prede stimola la riproduzione dei predatori, contribuendo successivamente al declino della popolazione predata. Questo meccanismo, noto come risposta numerica e funzionale, suggerisce che i predatori non solo aumentano di numero quando le prede abbondano, ma intensificano anche la pressione predatoria, influenzando direttamente l’ampiezza e la durata dei cicli demografici dei roditori.
Gli studi proliferano sull’interazione tra i roditori del genere Arvicola e la donnola nel contesto britannico. Queste ricerche, condotte attraverso esperimenti scientifici specifici, hanno messo in dubbio la prassi del predatore come il principale motivatore dei cicli di popolazione della specie Arvicolinae, e hanno alimentato una discussione appassionante sull’argomento.
Cicli di popolazione europei e questioni complesse
È stato riscontrato che i cicli delle popolazioni roditorie dell’Arvicola terrestre in Svizzera e nel sud-ovest della Francia mostrano una somiglianza notevole con quelli osservati nel nord dell’Europa, il che aggiunge una nuova sfida per formulare ipotesi in grado di interpretare tale fenomeno su una scala geografica così estesa.

Le ipotesi iniziali esplorate hanno preso in considerazione i cambiamenti correlati alla densità nella qualità degli individui basati su meccanismi fisiologici, genetici o comportamentali. Queste variazioni nella qualità degli individui potrebbero avere un impatto significativo soprattutto durante i periodi di espansione della popolazione, limitando ulteriormente la crescita della popolazione.
Fluttuazioni demografiche: miriade di prospettive
Esistono numerose ipotesi di questa natura, e si basano su un’ampia gamma di prove emerse da studi sul campo. Questi studi hanno rivelato differenze nei parametri della popolazione durante i periodi di espansione e quelli di declino. In particolare, durante i periodi di espansione, gli individui tendono ad essere più vecchi, più pesanti ed aggressivi, mentre il contrario tende a verificarsi durante i periodi di declino, quando la sopravvivenza dei giovani e il potenziale riproduttivo sono notevolmente ridotti.
L’organizzazione sociale di una popolazione può influenzare il suo livello numerico in vari modi. Questo aspetto è di particolare rilievo nei piccoli mammiferi, dove dinamiche come la territorialità, la competizione intraspecifica e le interazioni sociali possono limitare la densità degli individui, anche in presenza di risorse abbondanti.
Struttura sociale e limite demografico nei roditori
I roditori, come il Ratto delle fognature e il Topo domestico, mostrano un ordine gerarchico all’interno dei loro insiemi. In particolare, un maschio tende a dominare, con sorti subordinati maschi e femmine organizzate in gerarchia secondo. Ciò risulta in una limitazione della riproduzione per le creature subalterne, contribuendo in tal modo a controllare l’aumento numerico della specie.
Nel ratto delle fogne, l’accesso al cibo è spesso vincolato alla posizione sociale. I roditori subordinati, in condizioni di scarsità alimentare, si mettono in pericolo uscendo di giorno per cercare di nutrirsi, aumentando così il rischio di predazione.
Un’altra importante caratteristica comportamentale dei roditori che influenza la demografia della specie è la territorialità. Questa può limitare il numero di roditori che risiedono in una specifica regione. Lo stesso vale per quelle specie che mantengono una struttura gerarchica, in cui i gruppi di solito non superano una certa grandezza.
Altri fattori che influenzano la densità della popolazione
La densità della popolazione nei roditori può anche essere manipolata da altre variabili, tra cui l’accesso a cibo e il tipo di habitat. Questi elementi possono impattare le dimensioni del territorio. In questo contesto, l’emigrazione e l’immigrazione svolgono un ruolo fondamentale. La mancanza di cibo, la mancanza di opportunità riproduttive o i conflitti ad alta densità di popolazione possono spingere alcuni individui a emigrare.
In un interessante studio nel 1956, è stato scoperto che l’infusione di ulteriori esemplari della stessa specie può contribuire alla diminuzione della colonia del ratto delle fogne. Questo fenomeno è dovuto all’intensificazione dei conflitti intra-specifici.
Il Ruolo dei Roditori nell’Ecosistema
Nonostante solo una piccola frazione delle oltre 2000 specie di roditori abbia un impatto misurabile sulla biodiversità, o rivesta un’importanza economica significativa per le attività umane, sono molto studiati principalmente per comprendere la natura di tali effetti nocivi e per cercare di ridurre o prevenire tali impatti. Ciononostante, i roditori svolgono frequentemente funzioni cruciali negli ecosistemi naturali e talvolta possono agire come indicatori ambientali.
In realtà, i roditori apportano modifiche significative all’ecosistema che influenzano anche altre specie animali. La nozione di “ingegneria ecosistemica“, si adatta pertinente a questi organismi in quanto contribuiscono a cambiare, conservare, o creare particolari habitat.
L’azione forse più percettibile da parte dei roditori è la creazione di cunicoli in una varietà di ecosistemi, dalle praterie alle colture, agli argini dei fiumi, fino alle foreste. Ad esempio, le arvicole sono efficienti generatrici di gallerie nelle praterie e nell’agricoltura, mentre le marmotte svolgono un ruolo analogo nelle praterie di alta quota. Le specie di roditori di acqua dolce possono alterare significativamente le rive dei torrenti e dei canali.
L’attività di scavatura provvede innanzitutto rifugi per altre specie, che possono essere altri roditori, insettivori, rettili o invertebrati. Inoltre, lo scavo cambia la struttura del suolo, partecipando alla rimessa in circolo di nutrienti.
L’Impatto della fossoria su Flora e Fauna
Esistono molti esempi di come specie animali del Nord America, principalmente roditori, stiano modificando la morfologia del terreno con la loro intensa attività fossoria. La costruzione di ammucchiate di argilla all’uscita dei loro tunnel, la cui grandezza cambia a seconda della creatura, sembra alterare la composizione delle specie vegetative nelle aree adiacenti le loro abitazioni sotterranee. Questa alterazione non solo influisce su altre creature, principalmente invertebrati e altri erbivori, ma le ripercussioni si estendono anche alle specie di roditori.
Studio approfondito sul Cane della Prateria
Uno degli studi più approfonditi è stato condotto sul Cane della prateria o Cynomys ludovicianus, uno membri della famiglia Sciuridae del Nord America. Questa creatura, di peso medio di un chilogrammo, vive in gruppi e può scavare fino a 300 m di tunnel per ettaro, formando ammucchiate di terra di 1-2 metri di diametro all’uscita delle sue gallerie.
Il loro comportamento fossorio ha avuto grande impatto sulla consistenza e sulla conformazione del suolo, nonché sulla sua capacità di drenaggio e sul bilancio dell’azoto. La vegetazione circostante è stata notevolmente influenzata, portando alla riduzione della biomassa delle erbe e ad un incremento di euforbie e cespugli di bassa statura. Allo stesso tempo, si osserva un habitat più accogliente per alcune specie di uccelli di ambienti aperti e meno ospitale per altre specie di roditori. Una crescita dei nematodi è stata segnalata nei pressi delle loro tane.
Dinamiche di Trasporto Materiali
Il trasferimento dei materiali non avviene solo dall’interno delle tane verso l’esterno, ma anche viceversa. Infatti, i roditori trasportano grandi volumi di materiale di vario tipo all’interno del loro tunnel, sia per le loro attività di costruzione del nido che per la loro riserva di cibo. Oltre ad influenzare la diffusione dei semi di erbe e alberi, quest’attività, unitamente al metabolismo degli animali, che arricchisce il suolo con i metaboliti presenti nella loro urina e nelle feci, contribuisce alla contrazione del suolo.
Modificando la formula chimica del terreno e l’ecosistema del microhabitat nei tunnel, si può osservare un esempio di bioturbazione nelle opere dei castori che alterano gli ecosistemi fluviali.
Il ruolo dei castori nel cambiamento dei corsi d’acqua
I castori, sia in Nord America sia in Europa, sono noti per la costruzione di barriere idrauliche all’interno dei corsi d’acqua. Questo comportamento è comunemente riscontrato in entrambi le specie della famiglia Castoridae, ovvero il Castoro europeo (Castor fiber) e il Castoro nordamericano (Castor canadensis), quest’ultimo ora diffuso anche in Europa. La loro attività costruttiva spesso comporta l’utilizzo di alberi di varie specie e dimensioni, con l’aggiunta di diversi altri materiali e detriti di risulta.
Nel contesto del Castoro nord americano, le strutture costruite possono raggiungere dimensioni significative. Infatti, questa specie ha la capacità di erigere da 2 a 16 barriere per chilometro di corso d’acqua, con le barriere più piccole composte da cumuli di legno con volume tra i 4 e i 18 m3. Le barriere più grandi, al contrario, possono addirittura superare i 100 m3.
Impatto delle barriere dei castori
L’impatto generato da queste costruzioni dei castori, sia sul modificare il regime idrologico del corso d’acqua che in merito alla sua suddivisione in diversi bacini idrici, non è trascurabile. Altri effetti notevoli possono includere un accumulo significativo di sedimenti dovuto alla riduzione della velocità della corrente e l’estensione del letto del corso d’acqua.
Inoltre, la velocità di sedimentazione del carbonio e dell’azoto, insieme a cambiamenti nel ~pH e nell’ossigeno disciolto, possono subire effetti drastici. Questo cambiamento della velocità del flusso d’acqua può avere gravi conseguenze sulle comunità animali, in particolare pesci e invertebrati, e sulla vegetazione presa d’acqua.
A causa dell’innalzamento del livello dell’acqua e l’estensione dell’alveo del corso d’acqua, la vegetazione lungo le rive può subire rapidi cambiamenti.
Ruolo dei roditori nei processi di natura forestale
Un ruolo importante nel processo di diffusione dei semi di vari alberi è svolto dai roditori forestali, come si può vedere nell’immagine di un piccolo deposito di ghiande realizzato da un topo selvatico in una parte di una tana sotterranea.
I depositi alimentari, in particolare di semi, vengono occasionalmente accumulati in gran quantità da diverse specie di Roditori. Ciò accade di solito in anni di abbondante produzione. All’interno di questi depositi, si possono riscontrare tracce del pasto del roditore, come nel nostro caso, gusci di Molluschi Gasteropodi. Non di rado, parte di questi depositi vengono trascurati, consentendo ai semi di germogliare.
Nell’immagine sottostante, è visibile un certo numero di piantine di Cerro (Quercus cerris) germogliate ai piedi di un ulivo, vicino a una zona boscosa. Queste provengono da depositi di ghiande lasciate da un topo selvatico dentro una grotta radicale non più utilizzata. Questo fenomeno di disseminazione facilita la rapida decolonizzazione di campi lasciati incolti da parte dell’ambiente boschivo.
Il ruolo dei Roditori nella metamorfosi vegetale
La trasformazione del paesaggio agrario e la ricerca di nuovi habitat può causare la repentina scomparsa di certe specie vegetali e l’insediamento di nuove specie. Questo, inevitabilmente, implicherà un cambiamento anche per le specie animali che abitano l’habitat, nonché per le specie ittiche e gli invertebrati acquatici.
Essendo prevalentemente erbivori, i Roditori sono noti per distruggere ogni forma di struttura vegetale, dalle parti vegetative come steli, foglie e radici, ai componenti riproduttivi come fiori, semi e frutti. Tuttavia, contrariamente a ciò che potrebbe sembrare, il loro rapporto con le piante non è del tutto nocivo.
Interazione mutualistica tra piante e Roditori
Infatti, attraverso meccanismi ecologici di grande complessità, i Roditori stabiliscono spesso un rapporto di mutualismo con le piante. Da un lato, i Roditori riescono a trovare il nutrimento necessario, dall’altro consentono alle piante di trarre vantaggi dalla loro attività.
Numerose ricerche condotte nelle ultime decadi hanno permesso di sviluppare una teoria generale sull’evoluzione delle modalità di dispersione mutualistica tra piante e animali. In questo contesto, i Roditori giocano un ruolo fondamentale.
La diffusione del seme di diversi tipi di alberi, in particolare in ambienti temperati, è un compito notevolmente rilevante per cui sono responsabili i roditori. Questi animali svolgono un ruolo chiave nella dispersione di semi di molte specie arboree, specialmente quelli di dimensioni considerevoli che non sono facilmente spostabili dalle forze del tempo.
Deposito e Dispersione di Semi da Roditori
Studi hanno rivelato che alberi come querce, faggi, e pini affidano considerevolmente la diffusione dei loro semi alla cooperazione tra uccelli e roditori. Durante le annate di abbondante produzione di semi, è stato osservato che i roditori stoccano quantità generose di questi semi nelle loro tane come riserva di cibo. Ad esempio, un’esplorazione compiuta nel 1997 ha evidenziato che quasi l’80% dei semi di Pinus monophylla abbandonati sul suolo in un certo esperimento furono raccolti dai roditori, e molti di questi furono scoperti ammassati nelle loro tane in vari accumuli.
Pertanto, una significativa proporzione di questi semi riservati fino a diventare ideali per germogliare, per diversi motivi, non è in seguito consumata da questi roditori. Praticamente, si può argomentare che “in questi scenari la pianta accetta il prelevamento di alcuni dei suoi semi come pagamento per la loro diffusione.”
I tassi di tale predazione sono fortemente influenzati dalla specie arborea alle cui semine è soggetta tale azione, così come dall’ecosistema specifico in cui queste specie arboree coabitano. A livello mondiale, negli ambienti che ospitano piante i cui semi hanno una dimensione mediamente maggiore, come la tipica vegetazione caduca delle regioni temperate, si osservano gradi di predazione più alti. Inoltre, la predazione è frequentemente legata alla densità, poiché la percentuale di semi prelevati cresce con l’aumento della densità dei semi stessi.
Dispersione di Spore da Roditori
Infine, mangiando spesso i corpi fruttiferi di molte specie fungine, i roditori possono anche disperderne le spore, anche se scarse sono le ricerche sull’argomento. Si nota, tuttavia, che lo scoiattolo comune è un consumatore attivo di funghi, sia quelli crescenti in superficie che quelli sotterranei.
Studi condotti nel 1985 e successivamente nel 2004 hanno evidenziato che i roditori selvatici contribuiscono significativamente alla dispersione delle spore di funghi. Alcune specie fungine, infatti, riescono a passare inalterate attraverso il sistema digestivo di questi animali, secondo quanto riportato nel 1999. Le spore vengono quindi depositate nel suolo attraverso le feci dei roditori, principalmente all’interno delle loro gallerie sotterranee.
Considerando la frequente ubicazione di queste gallerie tra le radici delle piante, la connessione tra i roditori e le specie fungine micorriziche, ossia quelle che vivono in simbiosi con le radici delle piante facilitando lo scambio di nutrienti con il suolo, può essere rilevante. Questo aspetto è stato analizzato da Maser e colleghi nel 1978.
Influenza dell’attività alimentare dei roditori sull’ecosistema
I roditori hanno una dieta principalmente vegetariana, ma alcune specie possono consumare grandi quantità di invertebrati, in particolare durante i periodi in cui questi sono più numerosi. Si può quindi aspettarsi che l’attività alimentare dei roditori abbia un impatto significativo sia sulla vegetazione che sulla comunità degli invertebrati.
La loro alimentazione selettiva può alterare l’equilibrio ecologico, favorendo alcune specie a scapito di altre in base alle loro preferenze alimentari. Questo fenomeno può modificare la successione delle specie vegetali, come è stato evidenziato nel 1990 nello studio sull’impatto dei castori sulle rive dei fiumi.
Esempio dell’effetto dei castori sulla vegetazione
Dopo l’arrivo dei castori, la composizione specifica della vegetazione è stata profondamente trasformata. Nel giro di soli 6 anni, il numero di pioppi è drasticamente diminuito, a favore di specie non apprezzate dalla dieta dei castori, come gli ontani e i frassini.
In varie circostanze, l’influenza dei roditori sulle popolazioni animali appare considerevolmente significativa. Predominantemente nelle piccole isole, l’immigrazione di roditori stranieri causa, nella maggior parte degli scenari, un impatto catastrofico sulle specie indigene. La stessa è ben documentata per il Ratto nero e il suo effetto sulle popolazioni di uccelli; per gli invertebrati, tuttavia, l’attività di ricerca è inferiore.
Studi svolti nel 1996 indicano notevoli effetti deleteri su cinque specie endogene di scarabeidi, indotti dalla presenza di Ratti neri nelle isole del Mediterraneo. In contrasto, due specie non endemiche della stessa famiglia sembrano trarre vantaggio.
Influenza delle Specie Endogene
Le specie indigene possono anche avere un impatto considerevole sugli ecosistemi animali. Nel 1999 si sono analizzati gli effetti del Mouse selvatico sulle popolazioni di invertebrati, notando un’accrescimento della diversità delle specie nelle zone dalle quali il mouse era stato eliminato. In particolare, beneficiavano della sua assenza scarabeo, ragno e chiocciole.
Il Muro selvaggio inoltre si dimostra un predatore attivo degli stadi di vita pre-adulti degli insetti, incluse larve e crisalidi delle farfalle. In un esperimento condotto in una foresta di quercia austriaca, è risultato evidente che i roditori, soprattutto il Topo selvatico, sono i principali predatori delle larve del defogliatore Lymantria dispar, contribuendo per oltre il 40% alla mortalità totale delle crisalidi.
Interazioni Ecosistemiche
All’interno degli ecosistemi, le interazioni si rivelano in genere estremamente complesse, influenzando tanto le comunità animali quanto quelle vegetali. Questo fenomeno è stato riscontrato per i campagnoli, in particolare quelli della specie Microtus califomicus. La rimozione sperimentale della specie da alcune aree prato registrava un rapido cambiamento nella composizione vegetale, con un aumento significativo delle specie erbacee precedentemente soggette al pascolo, a dimostrazione del ruolo chiave svolto dai campagnoli nella regolazione della biodiversità e della struttura dell’habitat.
Mutamenti Significativi nella Flora e nella Fauna
Cambiamenti notevoli si sono manifestati nella natura e nell’organizzazione della flora. Senza la presenza di piccoli roditori, le euphorbia si sono moltiplicate e, in senso più ampio, lo ha fatto lo strato d’erba. Si è inoltre osservato una crescita della specie di crostaceo Armadillidium vulgare, probabilmente favorita dall’aumento della vegetazione e del materiale organico su cui si sviluppa. Un esempio simile è rappresentato dal ratto domestico sull’isola australiana di Boullanger, il cui allontanamento ha causato un aumento sia del livello di materiale decomposto che della diversità di invertebrati, principalmente a vantaggio di coleotteri e ragni, provocando un incremento della presenza di due specie di lucertole della famiglia degli Scincidae.
Rapporti tra Uomini e Roditori: Commensalismo o Parassitismo
Le relazioni tra gli esseri umani e i roditori risalgono a diversi millenni fa, in coincidenza con l’intensificazione del commercio tra le popolazioni umane, che ha portato alla diffusione di varie specie strettamente associate a loro. Nonostante l’ampia varietà di specie nell’ordine dei Roditori, soltanto una frazione infinitesimale presenta attributi tali da essere ritenute responsabili di un impatto diretto o indiretto sulle operazioni produttive umane. Alcune di queste possono esercitare la loro influenza nelle immediate vicinanze o all’interno degli insediamenti umani, a cui sono generalmente legate per la loro sopravvivenza, e per questo motivo sono classificate come sinantropiche.
Il rapporto tra gli esseri umani e queste specie di Roditori è spesso descritto come commensalismo, un’interazione benefica tra due specie che condividono la stessa risorsa alimentare, da cui solo una o entrambe traggono beneficio dalla presenza dell’altra, senza che nessuna delle due subisca danni. Tuttavia, non tutti gli studiosi concordano con questa definizione, poiché in molte situazioni i roditori possono arrecare danni significativi alle colture, alle scorte alimentari e persino alla salute pubblica, trasformando così la relazione da commensale a parassitaria o conflittuale
Interazione Uomo-Roditori: Una Visione Parassitica
L’interazione umana con i Roditori, nonostante sia di solito visualizzata come una relazione commensalista, sarebbe meglio compresa dentro l’ambito del parassitismo. Infatti, i Roditori beneficiano enormemente dalla presenza umana, con beneficio zero, e spesso con danno, all’umanità. Queste creature potrebbero essere descritte più accuratamente come cleptoparassiti, facendo riferimento alla loro attività consistente nella sottrazione di cibo.
Nonostante i Rodiatori siano fondamentalmente parassiti nell’ecosistema, la loro etichetta di animali commensali è ormai ben radicata. Questa terminologia è utilizzata frequentemente anche in studi di alto valore per descrivere le specie di Roditori che vivono in associazione con gli esseri umani. Questi includono il topo domestico, il ratto nero e quello delle fogne.
Effetti Mutui Uomo-Roditore
Se da un lato è vero che i Roditori influenzano la vita degli esseri umani, l’opposto può essere detto con altrettanta veridicità. Le popolazioni di alcune specie di Roditori sono fortemente influenzate dai comportamenti umani. Un esempio eclatante sono le colonie di topi domestici confinate in alcune vallate delle Alpi Svizzere, trasportate lì dagli esseri umani migliaia di anni fa, e rimaste isolate a causa dell’ostile clima di montagna. Questo prolungato isolamento ha portato ad una progressiva divergenza di queste popolazioni dal resto delle colonie, tanto da giustificare, per alcuni studiosi, la classificazione come sottospecie o addirittura come nuove specie.
Esigenze Scientifiche Umane e Roditori
L’umanità, nel corso dei secoli, ha avuto bisogno di roditori per diverse ricerche scientifiche e per sperimentazioni. Questa necessità ha ulteriormente influenzato le dinamiche tra uomo e Roditori.
Per via della loro attitudine ad adattarsi alla vita in laboratorio, varie specie di roditori sono state selezionate nell’ambito della ricerca farmaceutica e di altri prodotti destinati all’uso umano. Roditori come il topo domestico albino e il ratto di fogna sono di particolare importanza per la ricerca biomedica.
Nel XIX secolo, i primi esemplari di ratti albini sono stati introdotti in laboratorio. Da allora, molte varianti (chiamate ceppi) sono state sviluppate, con le più utilizzate che sono diventate Wistar e Sprague-Dawley.
Roditori come animali da compagnia e imbibitori di spazi verdi
Inoltre, alcuni roditori sono ampiamente apprezzati come animali domestici, tra cui si annoverano i criceti come il Criceto dorato ed il Criceto russo, diversi tipi di scoiattoli, gerbilli, topi spinosi e guinea pigs. Sono inclusi anche ratti e topi albinos, che, unitamente allo Scoiattolo grigio, vengono spesso integrati in parchi pubblici grazie alla loro amichevolezza nei confronti delle persone, contribuendo ad aumentare il valore estetico di questi luoghi.
Tuttavia, quest’ultima pratica dovrebbe essere assolutamente evitata, data la potenziale minaccia per l’habitat naturale e la sopravvivenza delle specie indigene derivante dall’espansione incontrollata di questi roditori.
Finalità industriali e il ruolo dei roditori come risorsa alimentare
Certuni roditori vengono allevati a scopo industriale per la produzione di pellicce. Per esempio, la pelliccia di Ondatra viene commercializzata come “Rat musqué”, quella della Nutria viene venduta come “Castorino”, e la pelliccia di Chinchilla lanigera dal lungo e folto pelo.
In alcune parti del mondo, ora come in passato, i roditori rappresentano anche una risorsa alimentare di vitale importanza per le persone.
Storia dell’utilizzo dei Roditori nell’Alimentazione Umana
Risale ai peruviani nel 2500 A.C., l’addomesticamento del Porcellino d’India o Cavia porcellus. Terreni di allevamento specifici noti come “gliraria” erano utilizzati dai romani per nutrirsi dei Ghiro e Quercino, spiegando forse perché queste specie sono diffuse su alcune isole del Mediterraneo e in Gran Bretagna. Antiche tradizioni culinarie provenienti dalla Cina includevano i ratti come cibo, mentre i Maori della Nuova Zelanda erano abituati a consumare il Ratto del Pacifico o Rattus exulans, introdotto nel XVI secolo in Polinesia come risorsa alimentare.
Il Ruolo dei Roditori nella Dieta Moderna
Il ruolo dei roditori nell’alimentazione umana persiste in molte zone del globo. Circa 90 specie vengono attualmente utilizzate come cibo. Contrariamente a quello che potrebbe pensare la maggior parte delle persone, il consumo dei roditori non è limitato solo ai paesi in via di sviluppo, trova infatti ampia accettazione anche nei paesi avanzati. Negli USA, per esempio, si consumano diverse specie di roditori, tra le quali lo Scoiattolo grigio e l’Ondatra. Anche in Italia, nelle regioni centro-meridionali, fino a tempi non molto lontani, alcuni tipi di roditori erano fortemente cacciati, nonostante le leggi lo vietassero rigorosamente, perché apprezzati per la qualità delle loro carni. Questa pratica, sebbene meno diffusa di prima, è ancora esistente, come nel caso del Ghiro e dell’Istrice.

